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Home CRONACA

Terremoto al largo di Amantea: ecco perché la profondità del sisma ha salvato la Calabria

Il geologo Carlo Tansi spiega come l'ipocentro profondo della Placca Ionica abbia evitato il disastro

Di Redazione
2 Giugno 2026
In CRONACA
Carlo Tansi, ex capo della Protezione civile regionale

Carlo Tansi, ex capo della Protezione civile regionale

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Il terremoto di magnitudo 6.2 registrato nella notte al largo di Amantea ha riportato l’attenzione sul tema del rischio sismico in Calabria, ma senza provocare danni significativi. A chiarire le ragioni della mancata distruzione è Carlo Tansi, noto geologo, nonché ex capo della Protezione civile della Calabria, che – in un post pubblicato sulla sua pagina social – ha spiegato come la profondità dell’ipocentro abbia avuto un ruolo decisivo nell’attutire gli effetti del sisma.

Il meccanismo della Placca Ionica

Secondo la ricostruzione diffusa da Tansi, sotto la Calabria si trova la cosiddetta Placca Ionica, un’enorme lastra di roccia del Mar Ionio che lentamente sprofonda verso le profondità della Terra in un processo noto come subduzione. È proprio il movimento e la rottura di questa placca a generare terremoti molto profondi, anche di forte intensità, come quello avvertito nella scorsa notte.

L’attenuazione dell’energia sismica

Il sisma, pur avendo una magnitudo superiore a quella di eventi drammatici come quelli di Amatrice e dell’Aquila, si sarebbe verificato a grande profondità. Questo significa che l’energia liberata ha dovuto attraversare centinaia di chilometri prima di raggiungere la superficie, attenuandosi progressivamente lungo il percorso. Il risultato è stato un terremoto percepito in un’area molto vasta, ma senza conseguenze distruttive rilevanti.

Il pericolo delle faglie superficiali

Tansi ha inoltre sottolineato che i terremoti più pericolosi per la Calabria sono quelli superficiali, generati dalla rottura delle faglie attive che attraversano il territorio regionale. Si tratta di strutture geologiche estese, in grado di produrre ipocentri molto vicini alla superficie terrestre e quindi scuotimenti più intensi e devastanti. È proprio la minore profondità a rendere questi eventi più dannosi, perché l’energia arriva al suolo con effetti molto più violenti.

Il ruolo chiave della prevenzione

Il paragone richiamato dallo studioso è immediato: un terremoto profondo assomiglia a una esplosione lontana, mentre uno superficiale è come una deflagrazione vicina. Nel primo caso gli effetti si attenuano, nel secondo diventano potenzialmente catastrofici. Nel suo intervento, Tansi ha anche richiamato il tema della prevenzione, ricordando che nel 2026 scienza e tecnologia permettono di convivere con il terremoto riducendone drasticamente le conseguenze.

Modelli internazionali e criteri antisismici

Il sisma, ha evidenziato, non si può evitare, ma si possono evitare morti e distruzioni attraverso costruzioni nuove realizzate con criteri antisismici e interventi di consolidamento sugli edifici esistenti. L’esempio di Paesi come Giappone, California e Cile è stato citato per sottolineare come, in contesti ad alta sismicità, un evento di magnitudo 6.2 possa essere avvertito e creare paura, ma non necessariamente trasformarsi in tragedia.

La qualità costruttiva come difesa

La differenza, ha rimarcato Tansi, la fanno la qualità delle costruzioni e il rispetto delle norme. Il terremoto di Amantea, dunque, torna a ricordare che in Calabria il rischio sismico è reale, ma anche che la prevenzione resta l’unico strumento davvero efficace per difendere vite umane e patrimonio edilizio.

Un messaggio, questo di Tansi, che dunque richiama istituzioni, tecnici e cittadini a una maggiore consapevolezza, in una regione dove la memoria dei grandi terremoti impone attenzione costante e interventi strutturali concreti.

Tags: CalabriaCarlo TansiTerremoto Calabria
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