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Home SOCIETÀ

Gratteri sulle riforme della giustizia: «Stiamo smontando il sistema»

Dal palco di Trame il procuratore di Napoli critica le modifiche alla giustizia, la riforma della Corte dei Conti e la separazione delle carriere. L'allarme sulle mafie: «Comprano informazione e attività economiche»

Di Redazione
22 Giugno 2026
In SOCIETÀ
Gratteri Trame
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«Tutte le riforme fatte non sono servite a nulla, se non a essere dannose, soprattutto in termini di rallentamento dell’acquisizione della prova».

Con queste parole Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, è intervenuto a chiusura del Festival dei libri sulle mafie “Trame” a Lamezia Terme. Duro il giudizio del magistrato sulle recenti riforme della giustizia. «Non sto vedendo l’opposizione strapparsi i capelli per queste riforme. Questa è una cosa che deve essere chiara a tutti». Poi l’affondo più netto: «Stiamo smontando come un trenino Lego tutto il sistema giudiziario, per poi alla fine non toccare i colletti bianchi».

La critica alla riforma della Corte dei Conti

Particolarmente severo il passaggio dedicato alla Corte dei Conti: «Se un pubblico amministratore fa un danno di 100mila euro, paga solo 30mila. Quindi con lo sconto del 70%, manco fossero i saldi di fine stagione». Secondo Gratteri, le conseguenze ricadrebbero direttamente sui cittadini. «Sapete quel 70% chi lo paga? Lo paghiamo noi con le nostre tasse. Noi facciamo un buono al pubblico amministratore che non ha saputo amministrare, che magari ha elargito favori a centri di potere che portavano pacchetti di 500, 1000 voti».

«Opposizione troppo tiepida»

Il procuratore ha puntato il dito anche contro la risposta politica. «Io ho visto un’opposizione tiepida. Per una riforma come quella sulla Corte dei Conti, Verdi e Sinistra Italiana avrebbero dovuto occupare il Parlamento».

Il referendum e gli attacchi personali

Tornando sul referendum per la separazione delle carriere, Gratteri ha rivendicato il proprio impegno per il no. «Persone che tu avevi a tre metri le hai stanate e sono uscite allo scoperto. Gente che recitava è venuta fuori. Hanno dovuto prendere posizione, perché c’erano padroni che li chiamavano a prendere posizione».

Il magistrato ha poi denunciato gli attacchi ricevuti durante la campagna referendaria: «Pesante vedere per mesi ogni mattina due, tre post su siti ufficiali dei partiti, diffamatori nei miei confronti. L’ultimo era domenica mentre si votava, non rispettando il silenzio che ci deve essere 24 ore prima: c’erano dei post, ad esempio sul sito di Fratelli d’Italia, contro di me».

L’ipotesi politica e la risposta di Gratteri

Alla domanda su una possibile candidatura in politica, il procuratore ha escluso l’ipotesi: «Io penso di no». Poi ha aggiunto: «Io ho una storia di coerenza di vita. Nella mia testa sono stato sempre all’opposizione».

Infine la battuta conclusiva: «Sono il felice procuratore di Napoli».

L’evoluzione delle mafie

Ampio spazio nel suo intervento è stato dedicato alla trasformazione delle organizzazioni criminali.

«La mafia non uccide, non ha bisogno di uccidere. La mafia ha bisogno di incontri, ha bisogno di abbracci con gli uomini delle istituzioni, che spesso sono tutta una cosa».

Secondo Gratteri, il vero pericolo oggi è il potere economico accumulato dalle mafie: «Le mafie, anche se non uccidono, sono pericolose, perché con i milioni di euro del provento della cocaina comprano attività commerciali, drogano il mercato, comprano pezzi di giornale, comprano pezzi di televisione».

E ancora: «Se compro l’informazione è un’involuzione democratica, e voi non saprete quello che accade nel mondo e quello che accade sul vostro territorio».

L’allarme sui colletti bianchi

Il procuratore ha evidenziato anche il rischio di una crescente permeabilità del mondo professionale ai capitali mafiosi.

«Oggi siamo più poveri rispetto a dieci anni fa, il nostro potere d’acquisto è del 6,9% in meno. Però vogliamo continuare lo stesso a vivere come vivevamo prima. E quindi siamo più propensi, più proni a venderci, a prostituirci per mezzo dei soldi delle mafie».

Tra traffico di armi e intelligenza artificiale

Nel suo intervento Gratteri ha affrontato anche il tema delle nuove tecnologie e degli scenari internazionali: «Immaginate quando finirà la guerra Ucraina-Russia: le nostre mafie andranno lì a fare shopping, a comprare armi, a comprare esplosivo a prezzi da saldo».

Poi il riferimento all’utilizzo degli strumenti digitali da parte delle organizzazioni criminali: «Le mafie oggi utilizzano il dark web, utilizzano l’intelligenza artificiale per decidere quale rotta far fare alla nave e per avere meno probabilità di essere intercettati».

I numeri della Procura di Napoli

Gratteri ha infine tracciato un bilancio dell’attività svolta alla guida della Procura di Napoli.

«In un anno abbiamo definito 6500 fascicoli in più, con lo stesso numero di magistrati. E nel 2025, rispetto agli anni precedenti, abbiamo triplicato le rogatorie internazionali, abbiamo raddoppiato le demolizioni: prima si demolivano 70 palazzi l’anno, adesso ne demoliamo 180. E c’è un terzo in più di arresti».

L’intervento di Jacques Charmelot

A Trame è intervenuto anche Jacques Charmelot, autore e regista della docuserie “World Wide Mafia, ‘Ndrangheta”, dedicata a Gratteri e al processo “Rinascita Scott”.

Charmelot ha sostenuto che: «Big Media ha paura di Big Mafia perché fanno parte della stessa struttura del capitalismo senza limiti e senza frontiere».

Sulla diffida legale del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, il regista ha dichiarato: «Abbiamo fatto un lavoro giornalistico onesto, rispettando le leggi, le indicazioni ricevute e garantendo la protezione dei protagonisti».

Infine, un passaggio dedicato alla Calabria: «Questa parte d’Italia è stata dimenticata dal potere di Roma e dal potere economico in generale».

Tags: gratteriLamezia Termetrame
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