Per la terza volta, nell’arco di poco tempo, si è svolto un nuovo incontro tra i rappresentanti della Regione Calabria e una delegazione diUgl Autonomie. Tenutosi presso la Cittadella Regionale, l’incontro ha registrato la presenza dell’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Calabrese, del direttore generale, Fortunato Varone, e del dirigente di settore, Bruno Zito, del Dipartimento Lavoro. La delegazione sindacale di Ugl Autonomie, invece, era composta da Gianvincenzo Benito Petrassi, della segreteria nazionale, e dai componenti di segreteria regionale: Giovanni Coforti, Romolo Cozza e Luca Muzzopappa.
Il tavolo ha avuto lo scopo di ragguagliare l’assessorato al Lavoro, sulle interlocuzioni tenute da Ugl Autonomie con diversi parlamentari e con il vicepresidente della Commissione Lavoro, Maurizio Gasparri. Un’attività di confronto, questa, che non si è fermata nel periodo estivo e che mira ad affrontare il tema della povertà lavorativa e pensionistica dei dipendenti ex Lsu/Lpu.
Per merito di Ugl, infatti, è stato tirato fuori dal cassetto il Ddl 539/2023, riguardante il vuoto previdenziale che condanna questi lavoratori ad una pensione che è di poco superiore all’assegno sociale, oltre ad essere stati impiegati per anni con un misero sussidio e senza tutele.
Chiesta un’ampia convergenza parlamentare
Durante l’incontro a Roma, con il vicepresidente Gasparri, alla presenza anche delle delegazioni di altre regioni, si è dato vita un approfondimento finanziario sulla sostenibilità dell’operazione.
L’auspicio del sindacato, in particolare, è che questo lavoro favorisca una proposta di legge, da condividere con i referenti istituzionali di tutte le regioni coinvolte, oltre a renderla realmente sostenuta da un’ampia rappresentanza parlamentare.
Sul tema del riconoscimento dell’aumento dell’orario di lavoro, i rappresentanti regionali hanno invitato Ugl Autonomie ad indicare delle proposte concrete, al fine di decidere come impegnare le economie che sono state recuperate dal fondo storicizzato per gli ex Lsu/Lpu. In più, tenendo conto dei calcoli del dipartimento, se queste risorse fossero distribuite in maniera lineare, come qualcuno avrebbe proposto, consentirebbero a mala pena l’aumento di un’ora. Ugl Autonomie, oltre a valutare mortificante questa ipotesi, punta ad avanzare le proprie proposte per un impegno più razionale ed efficace delle stesse, anche guardando alla parte previdenziale.
Oltre alla richiesta dell’assessore Calabrese, di ripristinare ogni risorsa del fondo per i lavoratori ex Lsu/Lpu, Ugl Autonomie continua a chiedere con forza un’istanza ai vari amministratori degli enti locali: ovvero, di fare la propria parte per l’aumento del monte ore, perché proprio gli enti sono i beneficiari dei finanziamenti e, soprattutto, del lavoro di questi storici precari.
«Infine, – si legge nella nota di Ugl Autonomie – poiché i temi del precariato sfortunatamente si incrociano, sul destino dei tirocinanti di inclusione sociale, Ugl Autonomie ha chiesto di poter velocizzare la messa in atto di sostegno al reddito ponte e della misura dello zainetto lavoro, poiché molti tirocinanti, per ragioni diverse, sono interessati alla fuoriuscita dal bacino.
Attenzione rivolta ai precari storici e ai neoassunti
Per quanto riguarda la platea che è possibile contrattualizzare, nel valutare positivamente lo sforzo determinante dell’amministrazione regionale, nel chiudere un’altra annosa vertenza, Ugl Autonomie ritiene che si è arrivati quasi al punto di saturazione della capacità assunzionale negli enti locali. Pertanto, il sindacato ha invitato l’assessorato al Lavoro ed il Dipartimento, a guardare verso degli enti subregionali e parastatali (Anas, Ferrovie, etc), che potrebbero essere davvero interessati a stabilizzazioni completamente finanziate dal fondo storicizzato e che, sicuramente, hanno capacità economiche per contrattualizzazioni a orario pieno.
«Ugl, infatti, – conclude il sindacato – ritiene che bisogna avere il coraggio, anche e soprattutto in un’ottica di lavoro a tempo pieno e dignitoso per i precari storici e per i neoassunti, di evitare stabilizzazioni a poche ore in quegli enti che già non possono assicurare l’orario e lo stipendio pieni, così come non è ammissibile che si facciano nuovi concorsi e non si dia priorità a chi lavora ad orario ridotto, condannando tutti ad anni e anni di bassi salari, come già, purtroppo, succede al variegato mondo del precariato storico calabrese».

























