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Home VISTI DAL COMUNE

Via libera allo “Stabilicum”: come funziona e cosa cambia con la nuova legge elettorale

Di Domenico Libero Scuglia
12 Ottobre 2026
In VISTI DAL COMUNE
Via libera definitivo alla nuova legge elettorale
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La Camera ha approvato in via definitiva la nuova legge elettorale voluta dal governo di Giorgia Meloni. Giovedì 8 ottobre il testo ha superato l’ultimo passaggio con 227 voti favorevoli e 164 contrari, a scrutinio segreto. Si chiude così un percorso avviato nell’estate 2025, tra dibattiti e polemiche. Da oggi l’Italia conosce le regole con cui tornerà alle urne.

Lo «Stabilicum» sostituisce il «Rosatellum», la legge elettorale in vigore dal 2017 e battezzata con il nome del deputato Ettore Rosato (oggi vicesegretario di Azione) tra i suoi principali sostenitori all’epoca dell’approvazione. Con quel sistema si è votato alle elezioni politiche del 2018 e del 2022, ma da tempo i partiti ne discutevano la revisione, viste le criticità emerse negli anni.

Una prova politica superata

L’esito non era scontato. Sull’intero testo si votava a scrutinio segreto, una modalità che, a differenza dell’appello nominale usato nei giorni precedenti, consente ai deputati di dissentire restando anonimi. È il terreno dei cosiddetti «franchi tiratori», che a metà luglio avevano già fatto cadere in aula un emendamento della maggioranza proprio sul tema delle preferenze.

Il traguardo di giovedì è arrivato al termine di una settimana scandita da passaggi diversi. Martedì e mercoledì la Camera aveva licenziato gli articoli 1, 2, 3 e 8, cioè le parti ritoccate dal Senato.

Proprio sugli articoli 1, 2 e 3 il governo aveva posto la questione di fiducia: uno strumento che blinda il testo dagli emendamenti e lega la sopravvivenza dell’esecutivo all’approvazione. L’articolo 1 definisce le modalità di voto: scheda con capolista bloccato, fino a tre preferenze, premio di maggioranza e soglie di sbarramento, l’articolo 2 ridisegna collegi plurinominali e circoscrizioni, mentre l’articolo 3 interviene sui collegi uninominali del Senato in Alto Adige. Sui tre articoli una bocciatura avrebbe comportato la caduta del governo.

Diversa la sorte dell’articolo 8, che introduce il voto fuori sede per studenti, lavoratori e caregiver temporaneamente domiciliati in un’altra regione: pur rientrando tra le parti modificate dal Senato, era sostenuto da un’intesa trasversale e su di esso la fiducia non è stata posta. Né lo è stata sul voto conclusivo: qui un rigetto non avrebbe imposto formalmente le dimissioni, ma sarebbe equivalso a una sconfitta politica difficilmente recuperabile

Lo «Stabilicum» e gli scenari futuri

La riforma è stata soprannominata «Stabilicum» perché, nelle intenzioni del governo, dovrebbe favorire alleanze più durature e maggiore stabilità. Introduce un premio di governabilità per la coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti e nuove regole sulle preferenze.

Tra gli esperti, però, circolano previsioni opposte: la legge potrebbe produrre, già dalla prossima legislatura, un parlamento senza una maggioranza chiara, costringendo alla ricerca di larghe intese trasversali.

Come scatta il premio di governabilità

Il punto centrale della riforma, indicata come “Stabilicum” o “Melonellum”, è il premio di governabilità. Una coalizione che raggiunga almeno il 42% dei voti validi sia alla Camera sia al Senato otterrà 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. Se nessuna coalizione raggiungerà la soglia, il sistema resterà proporzionale e i seggi destinati al premio saranno assegnati attraverso un “listone” circoscrizionale.
 È previsto comunque un tetto: nessuna coalizione potrà superare 220 deputati e 113 senatori. Le soglie di sbarramento restano fissate al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni, con il recupero, all’interno delle coalizioni, della lista più votata tra quelle rimaste sotto soglia.

Preferenze e candidato premier: le novità

Le preferenze sono state uno dei principali punti di scontro tra maggioranza e opposizione. Il testo mantiene i capilista bloccati, che vengono eletti senza essere sottoposti alla scelta degli elettori. Sulla scheda, sotto il simbolo e il nome del capolista, saranno riportati sei candidati indicati dal partito: l’elettore potrà selezionarne fino a tre. È prevista inoltre l’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio, da proporre al presidente della Repubblica. Ogni lista e ogni coalizione dovrà riportarne il nome, con un solo candidato premier per ciascuna coalizione.

Anche i voti delle liste che restano sotto il 3% concorrono al risultato della coalizione e al raggiungimento della soglia per il premio. Per ottenere una rappresentanza parlamentare, i partiti sotto lo sbarramento dovranno invece superare la soglia, unirsi ad altre formazioni o rientrare nel meccanismo di recupero previsto per le coalizioni.

Che cosa promette lo «Stabilicum» e l’annuncio dei ricorsi

Il soprannome sintetizza l’obiettivo dichiarato: garantire maggioranze più solide e alleanze di governo più durature. Per la premier la riforma rappresenta anche un sostituto del premierato: l’elezione diretta del presidente del Consiglio cara a Fratelli d’Italia, accantonato per il timore di non riuscire a portarlo in porto.

Diversi esperti, tuttavia, avanzano previsioni opposte: già dalla prossima legislatura il nuovo sistema potrebbe consegnare un parlamento privo di una maggioranza netta, costringendo a cercare larghe intese tra forze anche distanti. Un paradosso, rispetto alle premesse di stabilità.

Tags: Governo MeloniLegge elettoraleStabilicum
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