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Home SOCIETÀ

Consenso e autodeterminazione: l’incontro a Vibo Valentia per difendere le donne

Diritti, cultura e legge al centro del dibattito promosso da Azione sulla modifica del “ddl stupri”

Di Redazione
17 Marzo 2026
In SOCIETÀ
Il tavolo dei conferenzieri
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«Sono molte le ragioni che rendono necessaria una legge capace di introdurre in modo esplicito il concetto di consenso nella definizione del reato di violenza sessuale. Un concetto che mette al centro rispetto, libertà e autodeterminazione, perché parlare di un “sì” esplicito significa spostare il fuoco dalla reazione della vittima alla responsabilità di chi agisce».

È questo il messaggio ribadito durante l’incontro “Donne al centro – per difendere il consenso e l’autodeterminazione”, promosso da Azione, che ha trasformato la Biblioteca comunale di Vibo Valentia in uno spazio di confronto e riflessione, guidato dalla giornalista Rosita Mercatante. L’obiettivo: generare consapevolezza e costruire un punto di riferimento condiviso dopo la modifica al testo del “ddl stupri” da parte della senatrice Giulia Bongiorno.

La parola agli esperti

«L’introduzione esplicita del principio del consenso nella legge nasce dall’analisi di molti casi giudiziari, dove troppo spesso la vittima deve dimostrare di aver detto no, invece di essere tutelata nel diritto a dire sì solo quando lo vuole. Il consenso libero e consapevole deve essere il punto di riferimento, perché così si tutela davvero la dignità della persona e si evita la vittimizzazione secondaria», ha affermato Elena Bonetti, già ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia (2019-2022) e oggi presidente della Commissione d’inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica.

Con lei, Ettore Rosato, segretario del Copasir, per affrontare un tema che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito pubblico nazionale. Il confronto è stato promosso dai referenti territoriali di Azione: Francesco De Nisi, coordinatore regionale Calabria, e Marisa Galati, commissario provinciale per Vibo Valentia.

Un problema culturale e sociale

«Non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un fenomeno profondo e radicato, che spesso nasce all’interno delle relazioni familiari e affettive. Per questo non riguarda solo le donne: la responsabilità è degli uomini e dell’intera comunità», ha sottolineato Rosato.

Da qui la necessità di rafforzare gli strumenti normativi: «Il principio del consenso deve essere chiaro e inequivocabile. È un pilastro della libertà personale: o c’è o non c’è. La legge deve garantire tutela più efficace delle vittime e certezza sul piano giuridico».

Educare al rispetto

Le previsioni legislative non bastano senza un lavoro sul piano culturale. «Accanto alle leggi serve un lavoro educativo, a partire dalla scuola, affrontando temi di rispetto, libertà, autodeterminazione e consenso. Educare al rispetto e promuovere relazioni basate sulla dignità reciproca è una responsabilità centrale delle istituzioni», ha aggiunto Rosato.

Sulla stessa linea Bonetti: «Il lavoro culturale deve partire dalla scuola. Gli stereotipi di genere si formano fin dall’infanzia, trasmettendo ruoli secondari alle donne e potere decisionale agli uomini. Combatterli significa costruire una società più giusta e moderna».

Legge e contesto sociale

«La violenza contro le donne attraversa tutta la società ed è radicata in una cultura di possesso e prevaricazione», ha ricordato Bonetti. «Occorre intervenire sul piano normativo per garantire tutela efficace e impedire che siano le donne a dover giustificare la violenza subita».

Secondo Bonetti, misure come il Family Act, i congedi condivisi e i servizi strutturali per la famiglia sono strumenti essenziali per superare il divario di genere nel lavoro e promuovere pari opportunità.

Aspetti giuridici e tutela delle vittime

L’avvocata Elda De Masi, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Vibo Valentia, ha analizzato i rischi legati alla sostituzione del termine consenso con dissenso, evidenziando come la giurisprudenza della Corte di Cassazione abbia già spostato l’attenzione verso l’assenza di consenso in diversi casi: pressione psicologica, passività, stato di ubriachezza o incoscienza.

Eliminare il riferimento esplicito al consenso aumenterebbe la vittimizzazione secondaria, scoraggiando le denunce. Già oggi il 90% delle donne non denuncia per paura di non essere creduta; solo il 7% delle denunce per stupro sfocia in condanna, mentre circa il 60% viene ritirato durante l’istruttoria (rapporto Eures 2024).

Difendere il principio del consenso

«Difenderemo con determinazione il testo approvato alla Camera e ci opporremo a modifiche che indeboliscono la tutela delle donne. Non ci può essere arretramento culturale o giuridico su questi temi», ha concluso Bonetti.

Il dibattito ha ribadito che il contrasto alla violenza di genere non è una battaglia di parte, ma una responsabilità comune della società.

Tags: Azioneddl stupriVibo Valentia
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