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Home SANITÀ

Vibo. Casa della Carità in bilico: sit-in allo Jazzolino per salvare le terapie di centinaia di pazienti

Dallo scorso settembre mancano i rimborsi per le prestazioni convenzionate e già erogate. Giuseppe Lo Gatto, direttore della struttura: «A rischio la continuità assistenziale»

Di Pasquale Scordamaglia
29 Marzo 2026
In SANITÀ
Giuseppe Lo Gatto al sit-in di protesta davanti allo Jazzolino e la sede della Casa di Carità

Giuseppe Lo Gatto al sit-in di protesta davanti allo Jazzolino e la sede della Casa di Carità

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A poca distanza dall’appello della “Casa della Carità” di Vibo Valentia, in merito alla tutela delle terapie e al ripristino dei pagamenti per le prestazioni erogate, la struttura ha nuovamente tenuto alta l’attenzione sul proprio futuro e su quello dei propri pazienti. Infatti, come era già stato anticipato in una nota, la Fondazione ha aderito al sit-in dell’Osservatorio “Città Attiva”, svoltosi ieri, 28 marzo, in presenza di non pochi cittadini e di fronte all’ospedale Jazzolino di Vibo.

Esattamente da settembre, in particolare, la struttura ha registrato da parte del sistema sanitario pubblico il mancato pagamento delle prestazioni già erogate in regime di convenzione. Pagamento che per legge deve essere garantito dalle autorità competenti e che comporta un serio rischio per tutti i pazienti della “Casa della Carità”, in quanto appare alquanto precaria la continuità dei servizi riabilitativi.

In aggiunta, la Fondazione ha più volte segnalato la grave situazione delle liste di attesa, stimando oltre 40mila ore di terapia ancora da garantire. Nel 2017, tra l’altro, la “Casa della Carità” aveva richiesto un incremento delle proprie prestazioni, ma questo bisogno non fu preso in considerazione. Qualche anno dopo, nel 2021, l’iter fu riattivato per poi concludersi nell’aprile del 2025.

La richiesta di un ripristino degli accreditamenti

Insieme ai giovani ospiti della struttura e alle loro rispettive famiglie, al sit-in era presente il direttore della “Casa della Carità” Giuseppe Lo Gatto. Intervenendo tra i primi, Lo Gatto ha dichiarato: «Noi abbiamo inteso essere presenti per fare il punto della situazione, perché pretendiamo di avere delle certezze che sono venute meno. Ci poniamo una domanda e la rivolgiamo ai decisori istituzionali: ovvero, se ad un papà e ad una mamma che hanno un figlio con una diagnosi di fragilità psico-motoria, sia normale dover dire che quella persona potrà entrare in terapia tra tre, quattro, cinque anni. Chiediamo – ha proseguito Lo Gatto – la normalità dei rapporti, il confronto costruttivo che abbiamo sempre mantenuto nei decenni con le pubbliche amministrazioni, al fine di risolvere le problematiche. Chiediamo che alla sostituzione delle figure apicali, si possa intraprendere questo confronto, perché noi eroghiamo un sevizio».

Il valore umano della missione della “Casa della Carità”

Il direttore della struttura si è soffermato sul lodevole intento che “La Casa della Carita” punta a portare avanti. «La Casa della Carità” – ha spiegato nel suo intervento – costituisce un bene comune. Chi lo ha immaginato, ha voluto che esistesse tutto ciò per rendere questo servizio disponibile alle fragilità e ai più bisognosi. Solo che ci vuole normalità, ci vuole la normalità nel poter far fronte ai vari costi di gestione. Noi siamo riconosciuti in tutta la Calabria per la puntualità con cui onoriamo gli impegni contrattuali con i nostri 45 dipendenti. I pagamenti risalgono a settembre scorso. Noi abbiamo fatto anticipazioni bancarie per metà del plafond che ci tocca e che è riconosciuto dall’Asp. Noi chiediamo di avere riconosciuto un decreto di accreditamento per l’aumento delle prestazioni».

«Alla ripartizione dei budget e all’assegnazione degli ampliamenti, – ha sottolineato Lo Gatto – noi non abbiamo potuto partecipare perché non avevamo il decreto. Noi chiediamo alle istituzioni e alle forze politiche di farci capire se siamo un bene comune da tutelare, altrimenti invitiamo le strutture sanitarie pubbliche a riassorbire il personale, a prendersi in carico i tanti utenti che vengono da noi, la stragrande maggioranza in età pediatrica o evolutiva».

Dare dignità alla struttura e alla salute dei bambini

Nella parte conclusiva del suo intervento, Lo Gatto ha poi aggiunto: «Noi non lo facciamo per business sanitario. Il nostro è un servizio erogato al territorio. Questo è un servizio che va tutelato. Non possiamo andare con il capello in mano a chiedere l’elemosina per un diritto, dobbiamo riprendere il coraggio di chiedere la normalità dei diritti».

Poco dopo, in un momento che ha commosso tutti, ha anche affermato: «A me viene sempre in mente ogni mamma che ha un figlio, la cui esistenza è a scadenza, perché la patologia degenerativa, statisticamente, conferma chiaramente che non si può superare una certa età. Vogliamo dargliela questa dignità a questi bambini di cui ci facciamo carico! Non è possibile che bisogna pretendere ed urlare per i propri diritti. Noi invitiamo i decisori istituzionali a venire presso la Casa della Carità e a sedersi in sala d’attesa, dove le mamme e i papà si raccontano la loro quotidianità. Chiediamo solo normalità non per noi, ma per il servizio che rendiamo».

Tags: casa della caritàGiuseppe Lo GattoPazientiPrestazioniTerapie
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