Riceviamo e pubblichiamo un ulteriore intervento dell’architetto di Vibo Valentia Cesella Gelanzè riguardante sempre la delocalizzazione dei depositi costieri della Meridionale Petroli di Vibo Marina.
Dice il filosofo cinese Laozi: “Un grande viaggio inizia con un piccolo passo” VI sec. a.C: l’invito è a considerare la consapevolezza di sé. Ma ogni viaggio che ha un comune obiettivo da raggiungere, è necessario sia accondisceso convintamente da tutti i suoi partecipanti.
Anno 2026, la nostra città si sveglia, meglio sarebbe dire viene svegliata, dal torpore che per decenni ha impigrito il suo spirito di centro vivace sotto ogni aspetto, soprattutto quello turistico, per l’idea dapprima solo ventilata come parte di un sogno, della delocalizzazione dei depositi costieri della Meridionale Petroli.
Il luogo su cui insistono da decenni, da suggestivo e attraente, è stato trasformato in pericoloso e dannoso anche sotto l’aspetto dello sviluppo turistico, come già ampiamente e in modo approfondito denunciato da più parti, assieme alle firme raccolte in una petizione on line.
Una delibera comunale, votata all’unanimità, sembrava mettesse tutti d’accordo finalmente e che il piccolo passo iniziale si fosse fatto. Purtroppo così non sembrerebbe più e quelli che apparivano i compagni di quello che sarebbe stato il grande viaggio, sono ora confusi, disattenti e disinformati sui contenuti salienti della problematica.
Iniziamo intanto, basterebbe informarsi, col fare chiarezza sull’abnorme costo sbandierato per una delocalizzazione della Meridionale Petroli qualora avvenisse, dall’attuale area, al sito previsto in area industriale di Porto Salvo.
La capacità di stoccaggio attuale della Meridionale Petroli si mantiene entro le 25.000 tonnellate, circa 30.000 m3, il che consente di rimanere sotto soglia e di non essere sottoposta alle rigide misure di sicurezza e ai severi controlli previsti dalla Seveso III. L’investimento previsto per un impianto anche di 40.000 m3 sarebbe di circa 30 milioni: serbatoi 7 milioni; impianti (pompe, sicurezza, automazione ecc.) 6 milioni; opere civili 5 milioni; progettazione e autorizzazioni 2,5 milioni; 4 linee di collegamento (2 in ingresso +2 in uscita) di circa 3 km dal porto al nuovo sito 8 milioni; 1,5 milioni per la bonifica dell’attuale area, che dovrà essere lasciata libera.
Le 2+2 linee di collegamento, partendo dal porto potrebbero passare per Bivona e da qui, attraverso il sottopasso di ingresso nell’area industriale, raggiungere il sito previsto per la delocalizzazione, vicino all’impianto di depurazione.
Ma tale investimento potrebbe essere ancora ottimizzato e quindi il costo complessivo ulteriormente ridotto, se si prevedesse anche la delocalizzazione del deposito Eni. Infatti, in questo caso, il costo delle linee di collegamento potrebbe essere ripartito tra le due società, che ne farebbero uso alterno.
Dalla delocalizzazione non ci rimetterebbe l’Autorità di Sistema Portuale, perché le navi di rifornimento continuerebbero ad attraccare, mentre l’area lasciata libera potrebbe essere ceduta in concessione a nuovi operatori in sintonia con la vocazione turistica che si vuole assegnare al sito.
Non ci rimetterebbero dunque i lavoratori e l’indotto che continuerebbero ad operare nel nuovo sito a breve distanza e ci guadagnerebbe la comunità che vedrebbe finalmente svincolata un’area strategica per lo sviluppo turistico ricettivo del territorio, con una conseguente notevole ricaduta occupazionale ed economica.
Torniamo ora al grande viaggio che maggioranza e minoranza sembrava avessero intrapreso insieme, al di là dello sventolìo di documenti ai quali non può esser chiesto ai cittadini di partecipare esprimendo alcunché, rimane qualcosa di quella considerazione di se stessi e della propria città che sembrava fosse emersa con l’approvazione all’unanimità di un documento politico e perciò importante e innovatore?
Dobbiamo constatare come la politica stia ancora una volta smarrendo la strada maestra nel cammino che pare segni ora una biforcazione: il progresso e lo sviluppo da un lato, l’interesse del privato a danno di un intero territorio dall’altro.
Ed è questa la domanda che il cittadino si pone: è davvero volontà di tutte le parti politiche che i depositi costieri che la società privata Meridionale Petroli gestisce nella lingua di terra tra il porto e la spiaggia dal mare turchese vengano spostati?























