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Home CULTURA

Vibo. Leggere&Scrivere, Murmura: «Non abbiamo saputo tutelare un bene della città»

La presidente della sezione locale dell'Archeoclub rievoca la storica manifestazione culturale, che per undici edizioni ha animato la città

Di Redazione
5 Ottobre 2025
In CULTURA
Vibo. Leggere&Scrivere, Murmura: «Non abbiamo saputo tutelare un bene della città»
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«Prosegue il nostro viaggio nel turismo culturale a Vibo Valentia e nelle sue potenzialità. Oggi scegliamo di parlare dello storico festival della letteratura di Vibo Valentia, il Festival Leggere & Scrivere (sempre rispettando l’ordine di citazione degli eventi nel primo articolo introduttivo)».

Lo scrive la presidente Archeoclub d’Italia sede di Vibo Valentia, Anna Murmura.

«Nato a Tropea come Tropea Festival Leggere & Scrivere, si è poi trasferito a Vibo Valentia e ha nel corso degli anni perso il riferimento alla Perla del Mediterraneo, ma è rimasto un evento di grande valenza e spessore culturale come lo era in origine. L’importante manifestazione culturale che ha contato 11 edizioni è stata promossa dal Sistema bibliotecario vibonese e la sua cura e organizzazione sono state affidate agli abili e creativi direttori artistici Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano, che la hanno sempre magistralmente condotta».

Un palazzo tornato agli antichi splendori

«L’ultima edizione – afferma la Murmura -, depotenziata a causa di una forte riduzione dei finanziamenti, ha avuto luogo nel 2023, perdendo anche parte del suo carattere originario; dobbiamo, però, lodare la volontà (dell’allora sindaco Maria Limardo e dell’allora assessore alla Cultura Giusy Fanelli) di portare avanti comunque quello che ormai era diventato un appuntamento che tutti i vibonesi e anche i calabresi aspettavano con ansia, visto che da noi le occasioni culturali scarseggiano».

Anna Murmura

L’evento, «che aveva luogo in genere nella prima settimana di ottobre, si protraeva per sei giorni ed era strutturato in quattro sezioni: “Calabria, fabbrica di cultura”, “Una regione per leggere”, “Carta-Canta” e “NutriMenti”. Gli eventi multipli e in contemporanea avevano luogo a Palazzo Gagliardi nel cuore storico della città, ma spesso si svolgevano iniziative collaterali in altri centri e luoghi quali per esempio Serra San Bruno, Pizzo, Soriano, Marina di Gioiosa, Tropea, il Liceo “Capialbi” di Vibo Valentia e la casa circondariale di Vibo Valentia. Sembrava quasi che il palazzo fosse ritornato agli antichi splendori, ai tempi in cui la marchesa Caterina Gagliardi organizzava al suo interno e negli annessi giardini feste e cenacoli culturali con cui intratteneva i maggiorenti della Monteleone dell’epoca, come si evince da alcune cronache dell’epoca riscoperte e pubblicate da Domenico Protettì nel suo volume “Il formidabile bastione. Sociabilità privata e pubblica a Monteleone di Calabria (XIX-XX secc.)“».

Vibo come una grande città: cultura, socialità e coinvolgimento

«Nulla di banale ha mai avuto luogo al Festival – rimpiange Anna Murmura -, ma sempre un mix di letteratura, arte pittorica e scultorea, filosofia, musica, teatro e cucina in un ambiente che sembrava quello di una grande città; gli organizzatori, inoltre, hanno sempre mostrato grande abilità nel bilanciare le presenze, dando spazio ai grandi nomi del patrimonio culturale italiano, ma anche alle nostre eccellenze locali in termini di produzione letteraria e musicale. Pertanto, con una somma che non credo fosse molto alta, si riusciva a trasformare Vibo e a farne un centro vivo, accogliente e coinvolgente; Piazza Garibaldi era un via vai di gente, i bar e ristoranti della zona pullulavano di avventori e le librerie della città respiravano un poco sia durante le giornate del festival sia nelle settimane successive».

Prosegue la presidente dell’Archeoclub: «I miei ricordi di quelle giornate sono bellissimi, perché avevi difficoltà spesso a scegliere l’evento a cui prendere parte data la quantità e la qualità dell’offerta; tra le cose più belle e coinvolgenti del festival vi era comunque la festa finale, dove si poteva ballare e sfrenarsi mettendo in moto tutta la propria bella energia e giovani e meno giovani (io, tra questi ultimi) chiudevano in bellezza un evento unico nel suo genere. Da non dimenticare poi il coinvolgimento delle scuole che erano impegnate sia per fare alternanza scuola-lavoro, sia per partecipare agli eventi come spettatori (non sempre molto attenti, per la verità), sia in qualche caso per presentare dei loro lavori (i miei alunni, per esempio, sono stati coinvolti per presentare due volumi a stampa da loro realizzati: “Genocidi del ‘900 non solo olocausto” e “La figura, l’opera e la memoria di Khaled al-Asaad (Palmira Tadmor 1932 – Palmira Tadmor 2015)“».

Un festival perduto per sempre?

Tutto questo «svanito in un fiat come di incanto e noi ci sentiamo più soli, soprattutto perché pensiamo che comunque nella nostra regione si legge poco e le percentuali di lettori sono sempre più in calo e un evento dedicato alla lettura non poteva che essere di stimolo. Cosa resta di tanta bellezza, di tanta cultura, di tanta socialità? Nulla, tranne un bellissimo ricordo di giorni e di serate unici che conserveremo nel cuore per molto tempo e, soprattutto, il rimpianto per non aver saputo tutelare un nostro bene immateriale, ma grande e degno di essere trasmesso alle future generazioni. Troveremo qualche illuminato che capisca il tesoro che abbiamo disperso? Io ci spero sempre e per questo scrivo e riscrivo le nostre memorie».

Tags: Palazzo GagliardiSistema bibliotecario viboneseVibo Valentia
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