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Vibo. Quando la solidarietà diventa casa: “Il fiore della gratitudine” sboccia nel cuore del Duomo

La consegna del riconoscimento alla presidente Marenza Farfaglia, tra le emozionanti testimonianze dei ragazzi e l'appello per una solidarietà concreta

Di Michele Petullà
2 Luglio 2026
In SOCIETÀ
Iniziativa in Duomo associazione Il Dono
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Ci sono appuntamenti che vanno ben oltre la semplice celebrazione. Eventi che non si limitano a consegnare un riconoscimento, ma riescono a raccontare una comunità, a dare voce a chi quotidianamente costruisce speranza nel silenzio, lontano dai riflettori e dalle passerelle dell’apparenza.

La terza edizione de “Il fiore della gratitudine”, svoltasi nel Duomo di Vibo Valentia, è stata tutto questo: una straordinaria testimonianza di umanità, di amore concreto e di solidarietà vissuta.

Il riconoscimento alla dottoressa Marenza Farfaglia

Il prestigioso riconoscimento, dal profondo valore simbolico, è stato conferito quest’anno alla dottoressa Marenza Farfaglia, fondatrice, presidente, direttrice, ma soprattutto anima instancabile dell’Associazione “Il Dono” di Jonadi.

Un premio che rappresenta il grazie di un’intera comunità nei confronti di una donna che ha trasformato la solidarietà in uno stile di vita, l’accoglienza in una missione e l’ascolto in uno strumento quotidiano di riscatto umano. La cornice del Duomo gremito in ogni ordine di posto ha restituito l’immagine più autentica di una comunità che ha voluto stringersi attorno non solo alla dottoressa Farfaglia, ma anche a tutte quelle ragazze e a quei ragazzi che rappresentano il cuore pulsante dell’Associazione “Il Dono”.

Le testimonianze dei giovani dell’Associazione

Una presenza numerosa, calorosa, partecipe, che ha trasformato il Duomo in una grande famiglia. Sono stati proprio loro, quei giovani spesso definiti “fragili” ma che fragili non sono, i protagonisti più autentici della serata. Con semplicità, emozione e straordinaria sincerità hanno preso la parola, raccontando il proprio cammino, le proprie difficoltà, le proprie conquiste. Testimonianze che hanno attraversato il cuore dei presenti come una carezza, ma anche come un invito a guardare oltre i pregiudizi. Ogni racconto era un frammento di vita restituita alla speranza. Ogni sorriso era il segno tangibile di un percorso costruito giorno dopo giorno grazie all’amore, alla pazienza e alla competenza educativa dell’Associazione. Le loro parole hanno reso evidente una verità troppo spesso dimenticata: nessuno si salva da solo e ogni persona, quando viene accolta senza essere giudicata, riesce a scoprire dentro di sé risorse che sembravano perdute. L’emozione ha attraversato il Duomo in più occasioni. Non era l’emozione effimera di una cerimonia, ma quella autentica che nasce quando ci si trova davanti alla verità delle persone.

Il valore del volontariato e la cultura dell’incontro

Una verità fatta di fatica, di rinascita, di relazioni ricostruite, di mani tese e di cuori aperti. L’Associazione “Il Dono” rappresenta ormai una delle realtà sociali più significative del territorio. Una presenza discreta ma instancabile, capace di accompagnare ogni giorno chi vive situazioni di disagio, di emarginazione o semplicemente di solitudine. Un luogo dove nessuno è un numero e dove ogni persona viene chiamata per nome, riconosciuta nella propria dignità, accompagnata con rispetto verso una nuova autonomia. È proprio questo il senso più profondo del volontariato: non sostituirsi alle persone, ma camminare accanto a loro fino a quando riescono a riprendere il proprio cammino. È la cultura dell’incontro che prevale su quella dello scarto.

Il vero significato delle risorse economiche

È il tempo donato che diventa ricchezza condivisa. Nel suo intenso intervento, la dottoressa Marenza Farfaglia ha sintetizzato la filosofia che guida ogni attività dell’Associazione con parole destinate a lasciare il segno: “I soldi non servono per se stessi, ma per l’uso che ne viene fatto, per le finalità per le quali vengono utilizzati.” Una riflessione semplice solo in apparenza, che racchiude invece un messaggio profondissimo. Le risorse economiche acquistano valore soltanto quando diventano strumenti di giustizia, inclusione, solidarietà e accoglienza. Quando vengono trasformate in opportunità per chi vive nel bisogno, in percorsi di crescita, in occasioni di riscatto sociale. Parole che assumono un significato ancora più forte in un tempo nel quale spesso il denaro viene considerato il fine e non il mezzo.

Il contrasto tra solidarietà concreta e apparenza della politica

L’esperienza dell’Associazione “Il Dono” dimostra invece che la vera ricchezza nasce dalla condivisione e dalla capacità di investire sulle persone. La giornata vissuta nel Duomo ha finito inevitabilmente per offrire anche uno spunto di riflessione più ampio sulla società contemporanea. Da una parte esistono realtà come l’Associazione “Il Dono”, che operano ogni giorno con discrezione, sacrificio e straordinaria concretezza, seminando speranza senza cercare visibilità. Dall’altra, troppo spesso, una parte della politica locale sembra smarrirsi nelle logiche dell’apparenza, delle polemiche sterili, dei brindisi di facciata consumati su lussuose imbarcazioni, lontano dai problemi reali delle persone. Il contrasto è evidente.

La forza del dono nelle parole di don Pasquale Rosano

Da una parte chi costruisce futuro nel silenzio; dall’altra chi spesso comunica molto ma realizza poco. Eppure sono proprio quei semi piantati con pazienza, lontano dalle telecamere, che un giorno diventeranno alberi capaci di offrire ombra, frutti e speranza a un’intera comunità. A conferire all’iniziativa una dimensione ancora più profonda è stato l’intervento del parroco del Duomo, don Pasquale Rosano.

Le sue parole hanno saputo riportare ogni testimonianza alla sua radice più autentica: l’amore. «Amore chiama amore», ha ricordato il sacerdote, sottolineando come il valore del dono trovi il proprio fondamento nel progetto stesso di Dio. Non un gesto occasionale, ma uno stile di vita che genera altro amore, altra solidarietà, altra fraternità. È questa la forza del dono: non impoverisce chi lo offre, ma moltiplica il bene, crea legami, costruisce comunità. Ogni gesto di accoglienza diventa una scintilla capace di accendere altre luci. Al termine della manifestazione rimaneva negli occhi la gioia delle ragazze e dei ragazzi dell’Associazione “Il Dono”.

Il successo della manifestazione come seme di speranza

Si sentivano finalmente a casa. Non ospiti, non destinatari di assistenza, ma protagonisti di una storia collettiva che parla di dignità, di fiducia e di rinascita. Ed è forse questo il successo più grande della terza edizione de “Il fiore della gratitudine”. Aver ricordato che il bene esiste davvero. Che continua a crescere nelle periferie dell’anima e della società grazie a donne e uomini che scelgono ogni giorno di mettersi al servizio degli altri.

Perché la gratitudine, quando nasce dall’amore, non è soltanto un premio. Diventa un seme. E ogni seme affidato alla terra con cura e con fede è destinato, prima o poi, a trasformarsi in un albero capace di donare vita, speranza e futuro.

Tags: Associazione Il DonoDuomo di San LeolucaVibo Valentia
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