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Vibo. Roberto Cosentino si racconta: la sconfitta elettorale, l’impegno e gli errori, le scelte che avrebbe fatto. Il futuro e poi…

Intervista all’ex candidato a sindaco della coalizione di centrodestra al Comune capoluogo, oggi ritornato al suo lavoro di dirigente di Dipartimento alla Regione Calabria

Di Francesco Mobilio
5 Ottobre 2024
In POLITICA
Vibo. Roberto Cosentino si racconta: la sconfitta elettorale, l’impegno e gli errori, le scelte che avrebbe fatto. Il futuro e poi…

Roberto Cosentino

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Dirigente regionale “prestato” temporaneamente alla politica. Ma per Roberto Cosentino l’appuntamento elettorale dello scorso giugno non è andato per niente bene. «Avrei ancor di più dovuto far emergere la novità e la “discontinuità”», dirà. Candidato a sindaco al Comune di Vibo Valentia per la coalizione di centrodestra, ha visto trionfare il suo diretto concorrente Enzo Romeo. Lasciato il posto di consigliere comunale (la legge prevede nei comuni sopra i 15mila abitanti l’incompatibilità fra il ruolo di consigliere e quello di dirigente pubblico), Cosentino è tornato alla Regione. Il resto è fatto di silenzi, riservatezza e, più recentemente, di intimo dolore. Oggi parla a InformaCalabria. Riavvolge il nastro della recente esperienza politica. Riflette, analizza, va indietro con la mente, non esita a indicare errori «strategici» che, a suo giudizio, non hanno fatto percepire la sua candidatura come «l’unica realtà capace di dare un governo credibile ed autorevole al Comune». Poi non risparmia bacchettate all’attuale amministrazione Romeo. Il futuro? Cosentino confida di essere «a disposizione di Vibo».

Direttore Cosentino, è passato qualche mese dalle elezioni comunali, che è esperienza è stata?

«Affronto ogni esperienza della vita, pubblica e privata, con fiducia e senza risparmiarmi, disponendomi sempre alla ricerca del senso di ciò che si vive e questo diventa risorsa e luce per tutto quello che faccio ed in tutte le situazioni».

Ci dica qual è il ricordo più bello che si porta da questa esperienza elettorale e quale, invece, il più brutto, quello che ancora oggi le provoca più dispiacere.

«Ho creduto in una possibilità ed in un progetto, personale, di un gruppo, di una comunità. Mi sono speso in ogni momento della campagna elettorale, ho incontrato tante persone e molti aspetti della realtà vibonese che mi mancavano, ho conosciuto meglio e sperimentato aspetti della mia personalità e del mio modo di essere che mi hanno arricchito e fatto crescere, ho solo ricordi belli e questi sono legati soprattutto alla qualità delle relazioni e dei rapporti che ho avuto la grazia di vivere con gli uomini e le donne che mi hanno accompagnato nel percorso, chi per un solo attimo di saluto e chi dal primo istante e senza un termine».

Si rimprovera qualcosa, o ha qualcosa da rimproverare magari agli altri, per la sconfitta?

«La storia si scrive sempre dopo e non è mai un percorso “netto”. Tutti sbagliamo e dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di non nasconderci davanti ai nostri errori. Io non giudico mai gli altri, provo semmai ad osservare ed analizzare, soprattutto me stesso. Probabilmente in alcuni passaggi avrei ancor di più dovuto far emergere la novità e la “discontinuità” rappresentate dal progetto politico “Andiamo Oltre”, la visione di città e di comunità, il modo di intendere il ruolo pubblico, lo spirito di servizio, il senso di responsabilità, l’importanza di possedere solide competenze politico-amministrative. Tutte dimensioni che devono dare corpo e anima ad ogni scelta ed a tutte le azioni di chi è chiamato a svolgere un incarico per una collettività».

Secondo lei, mi risponda in tutta sincerità se può, perché ha perso il centrodestra?

«La città aveva ed ha bisogno di cambiamento ed evoluzione, di svegliarsi dal sonno di sfiducia, di sfilacciamento, rassegnazione ed a volte rabbia in cui si trova da troppo tempo. È oggi ancora più fondamentale che le risorse individuali della realtà vibonese diventino comunità pensante, competente ed operante, tessuto sociale vivo, fiducia ed energia di sviluppo. Abbiamo perso per diversi motivi, alcuni di rilievo strategico ed altri connessi a scelte tattiche».

Andiamo nel dettaglio, se è possibile.

«Provo a fare uno sforzo di sintesi: sarebbe stato necessario più tempo per costruire meglio ed in modo più allargato la coalizione che ha sostenuto la mia candidatura e farla percepire davvero come l’unica realtà capace di dare un governo credibile ed autorevole al Comune. La competizione e insieme la separazione all’interno dell’area politica, che storicamente ha tenuto insieme il centro e il centrodestra vibonese e che è stata nettamente maggioranza nei voti espressi a giugno, ha portato gli elettori a non far convergere i loro voti verso un’unica proposta al primo turno e ha determinato al ballottaggio la vittoria della coalizione cosiddetta progressista, che è stata oggettivamente ed in modo schiacciante minoranza nei consensi, ma evidentemente più brava, tenace e tempestiva nel costruire il percorso elettorale, nello stringere accordi “trasversali” e “opportunistici”, nella dinamica delle alleanze e dei “supporti”, che le hanno consentito di prevalere e di assumere la guida dell’amministrazione».

Fosse stato eletto sindaco, qual è la prima cosa che avrebbe fatto una volta a Palazzo Luigi Razza?

«Avrei innanzitutto scelto una squadra di governo, nel rispetto degli esiti elettorali ma senza utilizzare il “bilancino” dell’appartenenza a questa o a quella lista: una giunta comunale deve essere una squadra unita e forte nella sua espressione di gruppo, competente sia da un punto di vista politico che tecnico-amministrativo, e funzionale all’attuazione di un programma da attuare, ed in questa prospettiva avrei voluto un assessore al bilancio di grande capacità e visione politica. Avrei dato indicazioni per la predisposizione di un avviso/manifestazione d’interesse per scegliere il segretario generale del Comune, che deve essere il garante ed il principale interlocutore del sindaco in riferimento all’attuazione del progetto di governo».

Cos’altro.

«Avrei aperto tutti i canali di comunicazione offerti dalle nuove tecnologie e dalle “tradizionali” modalità relazionali “a tu per tu”, per costruire con i cittadini un vero spazio di “comunità” e di “ascolto”, condividendo costantemente le scelte, le problematiche, le informazioni, le traiettorie, gli obiettivi e la visione dell’amministrazione».

Sappiamo che è tornato subito al suo lavoro in Regione.

«Io interpreto il mio ruolo di dirigente regionale con grande passione, senso d’appartenenza e di servizio. Credo che a qualsiasi incarico si sia assegnati, si possa e si debba poter incidere con trasparenza, determinazione, responsabilità, nel rispetto degli indirizzi politici e con la piena consapevolezza dell’importanza fondamentale ma anche e soprattutto dei “confini” dell’agire amministrativo. In questo momento la macchina burocratica regionale è in una fase di riorganizzazione, che segue la rimodulazione delle deleghe degli assessori della giunta oltre che qualche nuovo innesto nella squadra di governo. Oggi mi occupo di formazione professionale, non so quale sarà la mia collocazione domani nel prossimo rinnovato assetto organizzativo dei Dipartimenti, ma sono certo che il presidente e la giunta sceglieranno per il meglio».

Ha chiuso con la politica o, al contrario, c’è in cantiere qualche progetto futuro?

«Vibo deve essere al centro di una visione da “cittàprovincia”, capace di far dialogare gli ambiti strategici diffusi nel territorio, e per fare questo ha bisogno del coinvolgimento e della partecipazione alla vita politica di tutti quelli che sono in grado e vogliono poter dare un contributo, sia a titolo di impegno diretto individuale ma soprattutto attraverso la creazione e l’alimentazione di un tessuto connettivo sociale, appunto “politico”, di un meccanismo inclusivo e di rete che crei entusiasmo, circolazione di idee ed energie che possano essere linfa vitale e “fare sistema” per la valorizzazione e lo sviluppo del contesto socio-economico a partire dalle sue specifiche vocazioni. Io sono a disposizione di Vibo».

Ha qualche messaggio da lanciare all’attuale amministrazione Romeo?

«Come dicono i meteorologi riguardo al rilievo delle temperature: “Amministrazione non pervenuta”. Ad oggi direi: non c’è una leadership ed una guida solida e competente da un punto di vista politico-amministrativo: la presenza e la capacità di incidere del sindaco è al limite della impalpabilità. Non esiste una progettualità e una visione di città, e se esiste nessuno l’ha vista, e se si è intuito qualcosa ha a che fare con singoli slanci di buona volontà, privi di una prospettiva organica e di medio-lungo periodo, nonostante in campagna elettorale si era vantato un lungo periodo di studio preparatorio, di cui oggi non v’è traccia. Ed anche qui mi avvalgo di una citazione, anche se un po’ più artistica, facendo riferimento alla celebre canzone interpretata da Mina: “Parole parole”».

Il suo appare un giudizio particolarmente duro.

«Non credo. Al netto della intuita ed embrionale buona volontà di alcuni degli assessori, non si rintraccia nella squadra di giunta né una singola capacità politico-amministrativa né tantomeno si avverte il senso di un gruppo tenuto insieme da un progetto o da un programma vero e soprattutto attuabile e “rendicontabile” ai cittadini. Un’ultima considerazione: in campagna elettorale la coalizione cosiddetta progressista si è presentata come portatrice del cambiamento e della discontinuità, promettendo di compiere scelte politiche ed amministrative di rottura e di svolta, ad esempio il taglio delle indennità di sindaco e assessori, ad oggi non materializzatosi».

Però, occorre il giusto tempo per fare le cose?

«Allora faccio altri due esempi: la scelta di un assessore tecnico per l’importante e strategica, e soprattutto “politica”, delega al Bilancio: una ottima professoressa universitaria, in totale continuità e condivisione dei criteri di scelta del sindaco precedente. Non sono in discussione la qualità e le evidenti competenze cattedratiche delle docenti, ma segnalo che con cittadini si è “predicata” discontinuità e poi invece si è “razzolata” continuità. La stessa conferma del segretario generale del Comune, validissimo dirigente pubblico, ma anche e soprattutto principale responsabile dell’attuazione amministrativa del programma politico del sindaco, in assoluta continuità con la precedente amministrazione, segno evidentemente di un giudizio cambiato e divenuto positivo della gestione dei cinque anni precedenti. La coalizione cosiddetta progressista, dopo i proclami in una direzione opposta in campagna elettorale, ha valutato efficace ed efficiente tutta l’attività amministrativa, come la gestione delle gare e degli affidamenti, la qualità dei progetti, la vigilanza sulla corretta e tempestiva esecuzione dei lavori nei cantieri, posta in essere dalla precedente gestione. Se ne prende atto, auspicando che siano queste e le prossime le migliori scelte per i cittadini vibonesi, ma mi chiedo quale coerenza, fiducia ed affidabilità si possano assegnare ad un sindaco ed a una giunta che non “fanno” quello che hanno detto di voler “fare” o peggio che dicono qualcosa e fanno altro».

Chiudiamo: come vede il futuro della sua città?

«Io sono fiducioso e convinto che Vibo avrà in futuro l’impegno ed il protagonismo delle persone “giuste al posto giusto”, la guida, lo spirito di comunità, le energie ed il coraggio per diventare una città aperta, inclusiva e capace di sviluppare le sue vocazioni: “Per fare le cose, occorre tutto il tempo che occorre”, diceva Aldo Moro».

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