Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto di Vibo Valentia Cesella Gelanzè.
8 marzo, Festa della donna. Quale donna? Quella che si è negli anni affermata, con lo studio, con il lavoro, tutto assemblato nel quotidiano che comprende la conduzione della propria famiglia? Quella sacrificata dalla prepotenza di un maschio soverchiante? Quella oppressa da un complesso di credenze e riti, in nome di un dio malvagio e persecutore? Quale di queste donne festeggerà la festa in suo nome?
2026, oggi. Ancora donne costrette a nascondere la propria esistenza sotto una cappa che non faccia fuoriuscire una ciocca di capelli, che camminino per strada sempre un passo indietro al loro uomo-Dio, che svolgano la loro vita solo tra le 4 mura domestiche e a servizio per il soddisfacimento degli appetiti sessuali del loro carceriere. La guerra, finalmente, sta dando voce amplificata ad una comunità di queste donne che denunciano i soprusi che in nome del dio malvagio si perpetrano nel paese da cui sono scappate.
L’occidente però grida al mancato rispetto del diritto internazionale, privilegiando l’interesse ai rapporti tra i vari Stati rispetto a quello dell’individuo, perché nella realtà, quello stesso diritto internazionale non si è mai preso cura dello stato di assoggettamento senza possibilità di libertà di scelta democratica, che le donne vivono in quei paesi.
Dunque, al 2026, è una festa scaduta quella della donna. E come ogni prodotto scaduto va ricreato, ricostruito, con ingredienti attuali che rendano la ricorrenza soprattutto credibile. I fatti che l’hanno enunciata sono ampiamente superati da fatti contingenti, cupi e di una mestizia esorbitante. E’ giunta l’ora che la sua esistenza trovi la sua giustificazione, a cominciare dalla lotta per il rispetto della donna proprio nei paesi dove il terrorismo viene utilizzato come arma per espandere la propria egemonia nel resto del mondo. In quei paesi la donna è la prima vittima, si cominci da lì. Quando i paesi teocratici celebreranno la Giornata internazionale della donna, sarà la Festa della donna.

























