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Vibo, la Cuccìa di San Leoluca protagonista: viaggio tra i ristoranti per riscoprire il piatto identitario

Dopo le tappe Terravecchia e Veip, il progetto promosso dal Comune fa tappa al ristorante Amalfi

Di Claudio Gentile
7 Marzo 2026
In Società
alcuni piatti della cuccia

Prosegue a Vibo Valentia il percorso dedicato alla Cuccìa di San Leoluca, il piatto identitario legato alla tradizione cittadina che affonda le sue radici nella figura del santo patrono.

L’iniziativa, promossa dal Comune nell’ambito del progetto di valorizzazione territoriale “Vibo Valentia: Città di tutte le Epoche”, coinvolge i ristoratori vibonesi in una serie di tappe gastronomiche dedicate alla reinterpretazione di questa antica preparazione.

Il progetto, punta a recuperare e attualizzare una ricetta che in origine era una semplice zuppa di grano bollito, condita con ingredienti della tradizione contadina e legata a riti devozionali. L’obiettivo è arrivare alla definizione di una versione capace di rappresentare l’identità gastronomica della città.

Dopo le prime due tappe, il percorso è approdato nei giorni scorsi al ristorante Amalfi di Vibo Valentia.

La tappa dell’Amalfi con la Cuccìa di San Leoluca

L’appuntamento ha registrato la presenza di rappresentanti istituzionali e della giuria tecnica incaricata di valutare le proposte gastronomiche.

Tra i presenti l’assessore al Turismo e alla Cultura Stefano Soriano, il consigliere comunale Nino Ravenna e il segretario generale del Comune Mimmo Scuglia. A testimonianza dell’attenzione dell’amministrazione verso un progetto che unisce tradizione culinaria e promozione del territorio.

A valutare i piatti la giuria composta dallo chef Pino Cardamone e dal professor Tonino Ramondino, chiamati a esprimersi su diversi criteri. Ovvero: fedeltà storica degli ingredienti, qualità organolettica e potenziale turistico della proposta.

La proposta dello chef: tra radici contadine e innovazione

Per questa tappa il ristorante Amalfi ha scelto di presentare due interpretazioni della Cuccìa, una salata e una dolce, entrambe pensate per raccontare l’evoluzione del piatto nel tempo.

La versione salata, definita “zuppa ancestrale”, richiama direttamente la cucina rurale. Nel piatto si incontrano grano bollito, legumi – tra cui fave, fagioli e ceci – e carni di maiale e agnello.

Gli ingredienti sono stati cotti separatamente per mantenere consistenze e sapori distinti, poi legati da un soffritto di olio extravergine d’oliva, alloro e pomodori secchi, arricchito con il brodo di cottura. Il risultato è una preparazione intensa, completata da pecorino grattugiato e da una nota piccante di peperoncino calabrese.

Accanto a questa proposta più tradizionale, lo chef ha presentato anche una versione dolce dal carattere contemporaneo.

In questa interpretazione il grano è stato cotto sottovuoto nel latte a bassa temperatura per preservarne la struttura, accompagnato da una crema di ricotta di pecora arricchita con miele di fichi e vincotto. Il dessert è stato completato con piccole perle di pasta frolla artigianale e una salsa profumata alla cannella.

Verso la definizione del piatto identitario

Il percorso gastronomico proseguirà nelle prossime settimane con altre tappe e nuove interpretazioni.

L’obiettivo finale resta quello di arrivare alla definizione di un disciplinare condiviso che possa codificare la Cuccìa di San Leoluca come simbolo gastronomico della città.

Intanto, tappa dopo tappa, il progetto continua a trasformare una ricetta antica in un racconto collettivo capace di unire memoria, cucina e promozione del territorio.

Tags: città di tutte le epochecuccia san leolucaVibo Valentia
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