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Home CULTURA

Rilanciare la cultura a Vibo. Murmura: «Danza e musica, priorità per lo sviluppo»

La presidente della sezione locale dell'Archeoclub ricorda il festival "Viboindanza", vittima negli ultimi anni delle riduzioni nei fondi destinati allo spettacolo

Di Redazione
21 Settembre 2025
In CULTURA
Rilanciare la cultura a Vibo. Murmura: «Danza e musica, priorità per lo sviluppo»

Foto di: Guglielmo Lo Schiavo

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«Il più antico e longevo festival di Vibo Valentia è Viboindanza, organizzato dall’Associazione Veipocam Dance Vibo Vance nella persona del maestro Enrica Candela, presidente dall’associazione e direttore artistico del festival di cui sopra. La fama di questo evento ha spesso varcato i confini regionali per comparire sulla stampa di settore a livello nazionale oltre che, naturalmente, su quella locale».

Lo afferma Anna Murmura, presidente dell’Archeoclub d’Italia sede di Vibo Valentia, in un nuovo contributo sul rilancio del turismo locale.

«Non sono in grado di riscostruire la storia passata di questo festival, che parte dagli anni Novanta del secolo scorso, quando Internet e i social non esistevano, ma basta per noi ricordare alcuni degli eventi degli ultimi anni la cui importanza è chiara e indiscussa anche per i meno esperti, come me».

Un festival che non va dimenticato

«Nei primi anni – si legge nell’intervento – la manifestazione ha avuto la durata anche di una settimana con incontri culturali, stage formativi per giovani allievi delle scuole di danza (sia di quella gestita dalla Veipocam, sia di tutte quelle del territorio) e spettacoli di danza con compagnie di fama, almeno nazionale; negli ultimi anni, purtroppo la riduzione dei fondi destinati alla cultura ha determinato una restrizione delle attività, che si sono dovute concentrare in due/tre giorni. Però, fino allo scorso anno la manifestazione si è svolta».

Anna Murmura

Tra i nomi presenti al festival negli ultimi anni «ricordiamo (in rigoroso ordine alfabetico): Joseph Fontano, Caterina Genta, Steve La Change, Giacomo Molinari, Franca Stilo, Margarita Trayanova e Claudia Zaccari; quanto alle compagnie di danza intervenute si è trattato di gruppi di chiara fama, quali la compagnia dell’Accademia della danza di Roma e quella del Balletto di Sardegna, per citare solo le più importanti esibitesi negli ultimi anni. Il maestro Candela, però, non ha trascurato mai i giovani talenti del terriorio e in molte occasioni ha organizzato spettacoli coinvolgendo artisti locali, spesso suoi ex allievi. Riprendere questo festival dovrebbere essere una delle priorità culturali della nostra amministrazione».

La danza, strumento della restanza

«Infatti la danza – riprende Anna Murmura -, come la musica (anche se per motivazioni differenti), è molto importante per la formazione armonica di un giovane e del suo corpo, per questo ciò che conta non è muoversi, ma farlo nel modo giusto e guidati da chi può insegnare i movimenti nel modo corretto. Ma la danza, come accade in altri contesti nazionali, può essere anche un volano di sviluppo per il nostro terriorio. Fare cultura, inoltre, non vuol dire soltanto far esibire nei nostri spazi compagnie provenienti da fuori regione, ma anche permettere ai giovani nati nel territorio (che magari hanno iniziato il loro percorso in Calabria e poi sono andati a specializzarsi fuori) di ritornare per produrre in loco ed esibirsi nei teatri della regione e, perché no, anche nelle regioni limitrofe (Sicilia, Puglia, Campania ad esempio)».

Enrica Candela

Se questa idea e questo sogno «(non miei, ma del maestro Candela, ci tengo a precisarlo) diventassero realtà, la Calabria potrebbe respirare aria nuova, aria di arte, aria di cultura, aria di bellezza e aria di crescita economica, per favorire quella restanza che per primo Vito Teti ha studiato e analizzato nei suoi scritti e che molti di noi considerano lo strumento migliore per risollevare le sorti di questo territorio».

La Calabria «è dotata di teatri grandi e piccoli e anche di un teatro di tradizione, il “Rendano” di Cosenza; anche Vibo Valentia ha un teatro che aspetta con ansia la sua apertura definitiva. Per questo motivo propongo e suggerisco, dall’alto della mia ignoranza in materia, che la Regione si impegni a favorire e a promuovere una rete dei centri di danza riconosciuti già esistenti, perché vengano messe in piedi una compagnia di danza e una di teatro calabresi, per creare spettacoli ed esibirsi magari con un occhio attento sia alla tradizione della danza e del movimento dell’antica Grecia (ricordo, anche a me stessa, che la Calabria è una delle regioni dell’antica Magna Grecia e che il nome di quest’ultima nasce a partire dalle attività del grande filosofo di Samo trapiantato con successo nell’antica Kroton), sia alla tradizione folklorica locale rivisitata anche in chiave moderna».

Quindi, conclude la Murmura, «centri di formazione, centri di studio e di sperimentazione: l’idea potrebbe essere promossa proprio dalla nostra città, approfittando di una nuova amministrazione che la guidi attenta ai bisogni culturali del territorio, di un teatro, quello di Vibo Valentia citato sopra, alla ricerca di contenuti e, soprattutto, delle conoscenze, delle competenze e del talento di Enrica Candela, cui affidare il compito di catalizzare tutti i talenti della regione (che di sicuro non mancano e non sono pochi), per il bene di Vibo Valentia, della regione Calabria e dell’Italia intera. Travolti tutti da un grande spettacolo».

Tags: danzaMusicaVibo Valentia
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