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Home SANITÀ

Tragedie e ritardi nel Vibonese, durissima denuncia dello Smi: «Il sistema 118 è allo sfacelo»

Impietosa analisi della segretaria provinciale Alessia Piperno che, tra le altre cose, chiede più mezzi medicalizzati e l'estensione delle prestazioni aggiuntive a tutto il personale del 118

Di Redazione
1 Agosto 2026
In SANITÀ
Alessia Piperno, medico del 118 in servizio sulle ambulanze a Vibo Valentia
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Il sistema del 118 vibonese registra nuovamente mancate e incisive misure di potenziamento. A destare preoccupazione, in particolare, è l’inadeguata quantità di ambulanze medicalizzate sul territorio provinciale. Un aspetto che, ancora una volta, richiede una necessaria riflessione e che è emerso tristemente anche in occasione di due recenti casi di emergenza: il lutto di una donna colpita da infarto ieri a Capo Vaticano e il tragico incidente che ha interessato a Vibo Valentia una studentessa del Conservatorio “Torrefranca”. Due episodi, questi, in cui si è riscontrato un’evidente e ricorrente problematica: un 118 che si mostra privato di fondamentali risorse. Quelle stesse risorse che scongiurerebbero ritardi prolungati nel primo soccorso.

A tal proposito, a lanciare nuovamente un doveroso appello, è stata la segretaria provinciale dello Smi “Sindacato Medici Italiani”, Alessia Piperno.

Parlando nell’interesse degli operatori del 118 e dei pazienti, la segretaria provinciale scrive: «La drammatica sequenza di tragedie che sta colpendo il nostro territorio non lascia più spazio ad alibi o giustificazioni di facciata. All’ennesimo lutto, registrato a Capo Vaticano, si aggiunge il gravissimo episodio di pochi giorni fa: una ragazza di 23 anni, investita da un’auto ad alta velocità in pieno centro a Vibo Valentia, ha dovuto attendere ben 50 minuti per ricevere il primo soccorso, nonostante l’ospedale si trovasse a pochissimi chilometri di distanza».

Criticità e un modello organizzativo inadeguato

«Come Sindacato Medici Italiani – afferma la Piperno – siamo stanchi di sentire attribuire strumentalmente ogni responsabilitàalle gestioni passate del 118. I dati storici e l’andamento analitico dell’attività del Suem dimostrano chiaramente che il servizio disponeva in passato di una struttura e di un riscontro operativo che erano ben più efficienti. Il problema oggi non risiede in chi ha preceduto l’attuale guida, ma in un modello organizzativo profondamente inadeguato e sordo alle reali criticità del territorio».

La referente dello Smi si rivolge direttamente all’Asp e all’ente regionale, in quanto pone dei precisi quesiti: «Dove erano state dirottate le ambulanze in quel momento? Per quale motivo i mezzi di soccorso vengono sistematicamente sottratti dalle rispettive postazioni territoriali? Quanti medici e quanti infermieri erano effettivamente in turno in tutta la provincia durante l’emergenza?»

La pesante scarsità di ambulanze medicalizzate

«La verità – sostiene la dottoressa del Suem – è che il sistema di emergenza-urgenza è stato ridotto allo sfacelo da scelte calate dall’alto e che ignorano la realtà».

Tra queste, come si legge nella nota della Piperno, c’è un’interpretazione arbitraria delle norme. Alessia Piperno, infatti, pone l’accento su un’altra questione e sottolinea: «Si continuano a leggere i decreti ministeriali, fermandosi al mero dato numerico della popolazione residente, calpestando il principio cardine secondo cui qualsiasi parametro decade davanti alla necessità inderogabile di rispettare i tempi di arrivo sul target. Si continua a trascurare la formazione del personale, limitandosi ad enunciazioni di principio senza interventi formativi strutturati e risolutivi».

La segretaria provinciale parla anche a chiare lettere di illusione dei mezzi non medicalizzati: «Si cerca di coprire la voragine organizzativa, aumentando i mezzi di soccorso di base, come le ambulanze della Croce Rossa o i mezzi “Victor”, gestiti da soli volontari e dislocandoli sul territorio per millantare una rapidità d’intervento che è solo teorica. Questo è un inganno inaccettabile per tutti i cittadini: l’ambulanza di volontari non sanitari potrà anche raggiungere prima il luogo dell’evento, ma il tempo target e la reale efficacia del soccorso salvavita, non possono non essere misurati esclusivamente sulla presenza a bordo di medici e infermieri».

L’appello per l’estensione totale delle prestazioni aggiuntive

«A peggiorare un quadro già drammatico – prosegue – si aggiunge l’ultimo, gravissimo atto gestionale sulle prestazioni aggiuntive. Finalmente sbloccate, un provvedimento che andava adottato molto prima, l’Azienda ha ben pensato di concederle solo al personale transitato in Azienda Zero, escludendo i colleghi rimasti in carico all’Asp. Ci chiediamo quale logica perversa giustifichi una simile divisione: medici e infermieri che operano fianco a fianco sulla stessa ambulanza, che affrontano le medesime emergenze, che rischiano la pelle e coprono i medesimi turni massacranti nel 118, subiscono discriminazioni economiche e professionali in base a una mera etichetta burocratica di appartenenza (Asp vs Azienda Zero)».

«Questa scelta – denuncia la Piperno – non è soltanto profondamente ingiusta e offensiva della dignità professionale, ma appare giuridicamente infondata e illegittima. Viola palesemente i princìpi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.) e di parità di trattamento contrattuale a parità di mansioni svolte, configurando anche una disparità immotivata che le sedi legali del sindacato sono già pronte a censurare. Le istituzioni regionali e aziendali devono capire una volta per tutte che con questi mezzucci si calpesta direttamente la sicurezza e la vita dei cittadini del Vibonese. Lo Smi – annuncia la segretaria provinciale – pretende l’immediata estensione delle prestazioni aggiuntive a tutto il personale del 118, senza alcuna odiosa distinzione e con una revisione radicale di un sistema sanitario ormai fuori controllo».

Tags: Alessia PipernoSanità viboneseSuem 118Vibo Valentia
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