Spilinga è l’8 agosto, per chi viene da lontano e da vicino, per chi nel borgo è nato e invecchiato e per quanti mancano da decenni, per chi visita la Calabria per la prima volta e rimarrà a bocca aperta nel vedere la popolazione abituale di una città in un paesino di poco più di mille abitanti. Per nessun spilingese, anche di generazioni lontane, l’8 agosto, Festa della ’Nduja, è una data qualsiasi, ma è il giorno, il movimento, la vita, l’idea massima di festa, di estate, di furore.
Evento aggregante
Spilinga in quarantanove anni è stato un borgo accogliente, ha storicizzato un evento, vissuto dagli abitanti con lo spirito del Palio di Siena. Un evento aggregante, che racconta di una evoluzione. Nel Vibonese nessuna festa pop ha questo potere. L’8 agosto è anche i giorni successivi nei bar di Spilinga, dove i commenti superano una finale di coppa del mondo: riflessioni, osservazioni, notizie, raffronti con gli anni passati.
«Dove arrivavano le macchine… Quando è iniziata l’affluenza? A occhio e croce erano più turisti o calabresi?» Un cronachismo infinito, che testimonia la portata antropologica della festa, organizzata ogni anno da un comitato insieme all’amministrazione comunale, che dal 2020 è guidata da Enzo Marasco.
Era il 1976 quando a Spilinga si teneva per la prima volta la sagra
Il suono di giganti che sveglia il paese dalla calura, tra i rumori degli stand in costruzione. Era il 1976 quando a Spilinga si teneva per la prima volta la sagra, per lanciare un prodotto. Chi allora era bambino e ascoltava “Ancora tu” di Lucio Battisti, “Margherita” di Cocciante, oggi è un uomo di mezza età, che di anno in anno ha visto cambiare il mondo: dal pantalone a zampa di cavallo a Instagram. L’8 agosto è anche questo: perché nelle piazze si suona, si canta, si balla e si fa tendenza: pensate a quante mode, hit e tormentoni si sono avvicendati in mezzo secolo.
Piazza San Michele si è sempre trasformata in un porto accogliente, una arena nella quale far festa senza mezze misure, in uno spazio vitale minimo, dove ci si respira addosso e da terrazzi e balconi trasbordano persone. Percorrere corso Garibaldi l’8 agosto è come fare una passeggiata in India, per rendere l’idea dell’affollamento di persone e del sincretismo di odore: profumo di fritto, di unto.
8 agosto: antropologia di una giornata
Nei giorni che antecedono la festa, a Spilinga l’atmosfera è rovente, tra ’Nduja Village, festival che si tiene dal 2021 a piazza XI Settembre e preparativi culinari: montaggi di banchi, impasti da realizzare, conti da elaborare, stime, spesa. La mattina dell’8 agosto l’aria è febbrile, i giganti scaldano gli animi e i bambini popolano le vie centrali. Sono iniziate ufficialmente le 24 ore di festa grande. I bar si popolano di commentatori: le aspettative pullulano, bere un caffè significa assaporare un pezzo di Spilinga, con la sua parlata e filosofia, il modo meridionale, fatalista e curioso di interrogarsi.
Tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio la sagra inizia a comporsi, secondo una liturgia abituale: si montano le bancarelle, gli stand, i palchi sono già pronti. E i profumi iniziano a permeare ogni viuzza. Nel pomeriggio la Festa è nel pieno: di minuto in minuto le persone aumentano, le padelle borbottano, i giganti fanno su e giù su corso Garibaldi. Inizia un cerimoniale di saluti lungo le strade: «Quando siete venuti? E quanto resterete?»… Il tempo straordinario serve a ritrovarsi. Nel tardo pomeriggio l’affluenza inizia a essere importante: si parcheggia nelle campagne, si inizia a cucinare sul serio, dai palchi si sente un «sì… Prova, prova».
La prima sera è un ristorante tradizionale a cielo aperto, la tarda una discoteca, pista da ballo, un ondeggiare indistinto di figure umane. A piazza San Michele si ballano brani della tradizione popolare, a piazza Italia il Jazz, il Twist. La notte non assopisce le migliaia di persone, che rimangono in festa fino alle prime luci dell’alba. La mattina coglie i festanti senza che se ne accorgano: è già tempo di bilanci e resoconti.
Gli operai iniziano a pulire il borgo, che per giorni profumerà di frittura, come una città indiana. Il silenzio fa da cortina e i commentatori sono pronti per le analisi, con lo stesso rigore dei cronisti sportivi: «U vidistivu undi arrivavanu i machini?..».
Per Spilinga l’assalto di gente è motiva di autostima collettiva.




















