«Il confronto dei dati con il mese precedente racconta un brusco peggioramento: ad aprile la regione registrava 2 decessi in occasione di lavoro ed era in zona bianca, mentre a fine maggio le vittime salgono a 9 e il territorio entra in zona rossa. Un passaggio che conferma la necessità di leggere il fenomeno non solo attraverso i numeri assoluti, ma anche attraverso l’incidenza, oggi ben superiore alla media nazionale. Il quadro provinciale evidenzia una criticità significativa con Vibo Valentia, Reggio Calabria e Cosenza in zona rossa. Anche il dato settoriale è rilevante: Sanità e Assistenza Sociale è il comparto con più denunce di infortunio, seguito dalle Costruzioni, a conferma che la prevenzione deve coinvolgere ambiti produttivi e organizzativi molto diversi tra loro», commenta l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, analizzando i dati aggiornati al mese di maggio 2026.
L’incidenza supera la media nazionale
Per individuare le aree più fragili d’Italia sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’Osservatorio Sicurezza Vega elabora una mappatura basata sull’incidenza della mortalità.
La Calabria rientra nella zona rossa, quella che raggruppa le regioni con il più alto indice di mortalità sul lavoro. A fine maggio 2026, il rischio di infortunio mortale in regione è pari a 16,0 morti per milione di occupati, un dato nettamente superiore alla media nazionale, che si attesta a 11,2.
Vibo Valentia tra le province con il rischio più elevato
Sul fronte provinciale, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Cosenza risultano anch’esse in zona rossa, con un’incidenza rispettivamente di 39,6, 21,2 e 19,0 morti per milione di occupati.
Nessuna provincia calabrese rientra nelle fasce arancione o gialla, mentre Catanzaro e Crotone sono in zona bianca, con un’incidenza pari a zero.
Undici vittime nei primi cinque mesi del 2026
Da gennaio a maggio 2026, in Calabria sono stati registrati 11 decessi sul lavoro, di cui 9 avvenuti in occasione di lavoro e 2 in itinere. Nel dettaglio provinciale, Cosenza conta 6 vittime, segue Reggio Calabria con 3 e Vibo Valentia con 2. Nessun decesso è stato invece registrato nelle province di Catanzaro e Crotone.
Nei primi cinque mesi dell’anno le denunce di infortunio in occasione di lavoro sono state 3.290. Di queste, 1.057 riguardano lavoratrici e 2.233 lavoratori uomini. Le denunce presentate da lavoratori stranieri sono 281, mentre tra le 9 vittime registrate in occasione di lavoro figura un lavoratore straniero. L’età maggiormente interessata dagli infortuni mortali è quella compresa tra 55 e 64 anni, con 3 decessi, seguita dalla fascia 45-54 anni, che registra 2 vittime.
Sanità e costruzioni i comparti con più infortuni
Per quanto riguarda i settori economici, è la sanità e assistenza sociale a registrare il maggior numero di denunce di infortunio, con 319 casi.
Al secondo posto si collocano le costruzioni, con 302 denunce, confermando la necessità di rafforzare le misure di prevenzione in comparti produttivi molto diversi tra loro.
Come viene calcolato il rischio
L’incidenza degli infortuni mortali misura il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa ogni milione di occupati presenti in un determinato territorio.
L’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega utilizza una classificazione in quattro fasce:
- Zona bianca: incidenza inferiore al 75% della media nazionale.
- Zona gialla: incidenza compresa tra il 75% della media nazionale e la media nazionale.
- Zona arancione: incidenza superiore alla media nazionale ma inferiore al 125%.
- Zona rossa: incidenza superiore al 125% della media nazionale.























