Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto di Vibo Valentia Cesella Gelanzè.
Una poltrona avvolgente col suo numerino ricamato, un’atmosfera ovattata con un sipario come quelli dei teatri ricchi di arte e con una storia importante e il rosso colore protagonista, come in ogni spazio destinato alle rappresentazioni che rispetti la tradizione.
Eppure questo scrigno, prezioso e insostituibile, la nostra città l’aveva perso. La politica fa e disfa’, ai tempi nostri disfa’ tanto…
Abbattimenti, scavi e demolizioni e tempi biblici per ripiantare, colmare e ricostruire. La mente non si dà una spiegazione, il senso estetico non si dà pace e la cultura del bello si veste a lutto: ammirazione, piacere e amore per la tutela dei beni culturali spariscono pian piano nel cittadino che frequenta le vie della sua città, lasciando il posto a sorpresa prima e repulsione poi, per stravolgimenti che vorrebbero far mostra di una progettazione sapiente, in realtà oggi superata e devastatrice.
L’anno che sta andando via ha avuto inizio a Vibo Valentia con l’augurio che la “rivoluzione urbanistica”, frutto di una “rigenerazione urbana” che visti i risultati dovrebbe essere chiamata “degenerazione” e “disfacimento”, ceda il posto a un ripensamento su quello che sia possibile ripensare ma si conclude con un regalo, quello di permettere che il filo della cultura si riannodi dopo lo strappo subìto, perché l’affluenza di un pubblico entusiasta alle rappresentazioni inaugurali del nuovo teatro lo ha dimostrato.
La bellezza dimostra ancora l’utilità di quello che potrebbe essere giudicato inutile e superfluo rispetto a servizi di primaria importanza. Il suo godimento arricchisce il bagaglio culturale, sviluppa il senso critico e la custodisce nella vita quotidiana valorizzandola come bene comune contro il degrado.
E’ anche il nuovo tassello della nostra regione, nel puzzle composto dal presidente Occhiuto, in cui sviluppo vuol dire anche il conseguimento di quel valore etico in cui armonia ed educazione al bello prevalgano come il Sandokan sulle coste calabre, che mette in ombra la maggiore o unica percezione che il mondo ha della Calabria come regione di ‘ndrangheta e malaffare, mentre il nuovo anno viene accolto per la prima volta assieme a tutta Italia nelle sue piazze.
“La bellezza salverà il mondo se il mondo salverà la bellezza” parafrasando Vittorio Sgarbi nella sua interpretazione della citazione di Dostoevskij.























