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Dinami, al via la festa della Madonna della Catena: rivive il “miracolo dello schiavaredu”

Una storia millenaria di fede che ogni anno attira turisti e devoti. Domani la tanto attesa processione

Di Ivan Fiorillo
12 Luglio 2025
In SOCIETÀ
Dinami, al via la festa della Madonna della Catena: rivive il “miracolo dello schiavaredu”
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Ogni seconda domenica di luglio, il pittoresco borgo di Dinami, incastonato nell’Alto Mesima, si anima per la solenne festa della Madonna della Catena. Quest’anno la celebrazione cade domani, domenica 13 luglio, un’occasione che, da oltre un millennio, continua a richiamare migliaia di fedeli in un intreccio unico di storia, fede e devozione popolare. Al centro di questa sentita ricorrenza vi è la rievocazione del “miracolo dello schiavaredu“, un evento che ha plasmato l’identità spirituale e culturale della comunità locale.

La profonda venerazione per Maria Santissima della Catena a Dinami affonda le sue radici in un periodo tumultuoso della storia calabrese: le incursioni saracene che tra il IX e l’XI secolo flagellarono la regione. Queste scorrerie erano caratterizzate da saccheggi, rapimenti e una crudele tratta degli schiavi. Le bande saracene, sfruttando la vicinanza di insediamenti strategici come l’emirato di Tropea (fondato nell’840) e il controllo di Mileto (dal 945), si spingevano nell’entroterra risalendo le fiumare del Mesima e del Marepotamo, assalendo villaggi e siti religiosi per impadronirsi di beni e, soprattutto, di vite umane.

“Il miracolo dello schiavaredu”: l’intervento divino nel 981

Fu in questo clima di terrore e oppressione che, secondo la tradizione popolare tramandata oralmente per secoli, si verificò l’intervento divino. La leggenda narra che nel luglio del 981 la Vergine Maria apparve miracolosamente, operando la liberazione di un gruppo di schiavetti che erano stati rapiti nelle contrade di Dinami. Questo atto prodigioso segnò una svolta cruciale per le comunità locali, che trovarono nella Madonna un baluardo inatteso contro le violenze e le “schiavitù” dell’epoca.

Il titolo di “Maria SS. della Catena” a Dinami acquisisce un significato peculiare e profondo, che lo differenzia da altre devozioni omonime. Mentre in Sicilia, ad esempio, la Madonna della Catena è spesso associata alla liberazione di innocenti ingiustamente imprigionati o all’assistenza nei parti difficili, a Dinami la figura del piccolo schiavo (“u schiavaredu“) all’interno del gruppo statuario simboleggia in modo concreto e visibile il ruolo liberatorio di Maria. Ella è venerata come colei che non solo spezza le catene materiali della servitù fisica, ma anche quelle immateriali, liberando l’umanità da ogni forma di oppressione e ingiustizia.

L’origine stessa del nome del paese, “Dinami“, si ricollega a questa storia, derivando, secondo l’interpretazione, dal greco “Dynámeis” o “Aghia Dunamis“, che significa “Santa Potenza Celeste“, a sottolineare la potente manifestazione divina avvenuta in questo luogo sacro.

Il maestoso gruppo statuario e la resilienza della fede

Il maestoso gruppo statuario settecentesco che raffigura la Madonna della Catena è il cuore della venerazione attuale. Quest’opera, realizzata in legno di tiglio dagli abili fratelli Domenico e Fortunato De Lorenzo di Garopoli tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, sostituì la precedente statua, tragicamente distrutta dal catastrofico terremoto del 1783. La sua creazione è un testamento non solo della maestria artistica, ma anche della resilienza della fede e della capacità della comunità di rinascere dalle avversità, mantenendo viva e visibile la propria devozione.

La devozione per la Madonna della Catena è stata costantemente alimentata nel corso dei secoli attraverso innumerevoli ex voto, pellegrinaggi e riti penitenziali. Questi atti di fede testimoniano la tenace persistenza della spiritualità di fronte alle “schiavitù” (sia fisiche sia morali) che hanno segnato le diverse epoche. Il Santuario Mariano di Dinami è da secoli meta di un ininterrotto flusso di pellegrini, specialmente dalla vicina area del Poro, che percorrono sentieri impervi, rievocando in un certo senso la via che un tempo era insicura a causa delle incursioni. La storia del “miracolo dello schiavaredu” e la conseguente devozione mariana non sono quindi solo un capitolo del passato di Dinami, ma un pilastro vivo dell’identità collettiva, un racconto che continua a risuonare e a ispirare, mantenendo viva la coscienza storica e spirituale del territorio.

Domenica 13 luglio: giorno di fede e tradizione

La comunità di Dinami si prepara a celebrare solennemente domenica 13 luglio la Madonna della Catena. La festa è un evento di grande intensità emotiva che richiama migliaia di pellegrini, molti dei quali scelgono di intraprendere il viaggio a piedi, partendo anche nella notte da diverse località del basso Poro, per sciogliere voti o affidare alla Vergine le proprie speranze.

Il culmine delle celebrazioni si svolge attraverso processioni significative:

  • sabato sera: la grandiosa statua della Madonna viene accompagnata in una solenne processione dal Santuario al catafalco, preparandosi per la giornata centrale della festa;
  • domenica mattina: si svolge la processione che vede il gruppo statuario spostarsi dal catafalco verso la chiesa matrice, un momento di profonda commozione e sentita partecipazione dei fedeli;
  • domenica sera: la Madonna, in una processione conclusiva di grande spiritualità, percorre le vie dell’antico borgo medievale di Dinami, chiudendo i riti della giornata.

Tra gli aspetti più suggestivi e toccanti della festa vi è la partecipazione degli “spinati“. Questi fedeli, in un gesto di profonda penitenza e pubblica testimonianza di fede, affrontano la processione indossando corone e cinture di spine pungenti. È un rito antico che unisce il sacrificio fisico alla purificazione spirituale.

Il trasporto della statua, imponente per dimensioni e dettagli, è un atto di grande forza e devozione comunitaria. Richiede l’impegno di almeno 32 portatori, che si alternano lungo l’intero percorso processionale, incarnando un gesto che fonde fede, fatica e un forte senso di appartenenza collettiva.

Tags: DinamiPellegrinaggioTradizioni Calabresi
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