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Home SOCIETÀ

Quando la memoria diventa impegno: a Vibo un dialogo necessario contro la violenza sulle donne

Al Liceo Capialbi un incontro con professionisti e studenti sul femminicidio. Nell'occasione è stata ricordata anche Roberta Lanzino

Di Michele Petullà
26 Marzo 2026
In SOCIETÀ
Un momento dell'iniziativa
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C’è un silenzio particolare che precede certi incontri. Non è vuoto: è attesa, è rispetto, è la consapevolezza che le parole che verranno avranno un peso diverso. È questo il clima che ha attraversato l’aula magna del Liceo “V. Capialbi” di Vibo Valentia, alla presenza di un folto pubblico di studenti, rappresentanti istituzionali e cittadini, in occasione dell’evento promosso dalle donne del Partito Democratico vibonese, dedicato a uno dei temi più urgenti e dolorosi del nostro tempo: il femminicidio e la violenza contro le donne. Non un semplice convegno, ma un momento collettivo di riflessione, un esercizio di coscienza civile. Un tentativo, necessario e non più rimandabile, di interrogarsi su quella che ormai è riconosciuta come una vera emergenza sociale, culturale ed educativa.

Il film Even

Il cuore dell’iniziativa è stato il film “Even” del regista Giulio Ancora, ispirato alla tragica vicenda di Roberta Lanzino – la giovane calabrese violentata e uccisa il 26 luglio 1988 –, che annovera tra i suoi protagonisti anche l’attore vibonese Costantino Comito. Una storia che, a distanza di decenni, continua a interrogare le coscienze e a rappresentare una ferita mai rimarginata, anche perché ancora priva di una piena giustizia. Un film importante, denso, intenso, profondo, da vedere e da far vedere soprattutto ai giovani. Il film – di cui sono stati presentati il trailer, materiali di backstage e la colonna sonora – non si limita a ricostruire un fatto di cronaca. Si propone piuttosto come un dispositivo narrativo ed emotivo capace di restituire dignità alla vittima e di scuotere lo spettatore, portandolo a riflettere sulle radici profonde della violenza di genere.

Non è un caso che l’incontro si sia svolto proprio in un luogo simbolico: il liceo che da anni ospita il “Progetto Pollicino”, promosso dalla Fondazione Roberta Lanzino, nata dall’impegno dei genitori di Roberta. Un presidio educativo permanente che testimonia come la memoria possa trasformarsi in azione concreta, in prevenzione, in cultura.

I relatori

A moderare l’incontro è stata Marcella Mellea, consigliera comunale del PD e presidente della Commissione Cultura, che ha guidato con sensibilità un confronto articolato e partecipato, un autentico dialogo tra istituzioni, società e giovani. I saluti istituzionali del dirigente scolastico Antonello Scalamandré – sempre disponibile ad accogliere eventi importanti ed aperto alle iniziative della società civile –, del presidente del consiglio comunale Antonio Iannello, del presidente della Provincia Corrado L’Andolina e della segretaria provinciale del PD, Teresa Esposito, hanno sottolineato l’importanza di fare rete tra istituzioni, scuola e territorio.

Ma il valore più autentico dell’evento si è espresso nel dibattito. Un confronto aperto e plurale, animato – oltre che dalla stessa Mellea – dai consiglieri comunali Laura Pugliese – capogruppo del PD in Consiglio –, Anna Coloca, Gessica Comito, Umberto Lo Bianco e Maria Rosaria Nesci, dalla dirigente sindacale Cgil Nadia Fortuna e dall’avvocata Stefania Figliuzzi, presidente del Centro Antiviolenza Donne regionale. Le loro riflessioni, variegate ed autentiche, hanno contribuito a focalizzare l’attenzione sui diversi aspetti del problema, fornendo utili e importanti elementi di discussione. A rendere il dialogo ancora più significativo sono stati gli interventi degli studenti: domande dirette, a tratti spiazzanti, certamente sincere. È lì, in quelle voci giovani, che si è colta la vera posta in gioco: non solo comprendere, ma cambiare.

Il contributo del regista Giulio Ancora

Il regista Giulio Ancora ha risposto con disponibilità e profondità, entrando nel merito delle scelte narrative e delle difficoltà etiche di raccontare una storia così delicata. Ha sottolineato come il cinema, quando si confronta con il dolore reale, debba assumersi una responsabilità: non spettacolarizzare, ma restituire umanità. Perché la narrazione cinematografica ha un ruolo rilevante nella costruzione della coscienza civile e sociale.

E proprio qui si apre una riflessione più ampia. Raccontare il femminicidio non significa solo denunciare un crimine – come è emerso chiaramene dal dibattito –, ma mettere in discussione un intero sistema culturale. Significa interrogarsi su stereotipi, linguaggi, relazioni di potere. Significa, soprattutto, riconoscere che la violenza non nasce mai all’improvviso, ma si costruisce nel tempo, spesso nell’indifferenza.

Una nuova grammatica delle relazioni

L’incontro ha ribadito con forza un punto ormai ineludibile: il femminicidio non è un fatto isolato, ma l’esito estremo di una cultura che, ancora oggi, fatica a riconoscere pienamente la libertà e l’autonomia delle donne. È per questo che la risposta non può essere solo repressiva. Serve un lavoro profondo, quotidiano, educativo. Serve la scuola, servono le famiglie, servono le istituzioni. Serve, soprattutto, una nuova grammatica delle relazioni. In questo senso, iniziative come quella del Liceo “Capialbi” assumono un valore che va oltre il singolo evento: diventano spazi di elaborazione collettiva, laboratori di cittadinanza, luoghi in cui la memoria si trasforma in responsabilità.

Alla fine dell’incontro, ciò che resta non è solo il racconto di una tragedia, ma la percezione di una comunità che prova a non voltarsi dall’altra parte. Che sceglie di parlare, di ascoltare, di interrogarsi. Di andare oltre il ricordo, per costruire il futuro.

Roberta Lanzino

Roberta Lanzino non è solo un nome del passato. È una presenza che continua a chiedere giustizia, ma anche cambiamento. E ogni volta che la sua storia viene raccontata con rispetto e consapevolezza, si compie un gesto politico nel senso più alto del termine: si costruisce un pezzo di futuro. Perché il contrasto alla violenza di genere non può limitarsi alla commemorazione. Deve diventare cultura diffusa, pratica quotidiana, responsabilità condivisa.

E forse è proprio da luoghi come questi – una scuola, un’aula magna come quella del Liceo “Capialbi” –,  da voci che si intrecciano, da domande che non trovano risposte semplici, che può nascere – lentamente, faticosamente – una società diversa.

Tags: Liceo CapialbiRoberta LanzinoVibo
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