Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura per il Wwf Italia.
Il Sud Italia è in fiamme. Lo dicono le immagini satellitari del sistema europeo Copernicus, lo confermano i rilevamenti dei mezzi aerei antincendio impegnati senza sosta: la situazione, nonostante il grande sforzo messo in campo da squadre di terra e velivoli, è completamente fuori controllo.
Il caldo torrido e la siccità che da settimane attanagliano le regioni meridionali hanno offerto il terreno perfetto per un’escalation che ha dell’inquietante. E c’è chi, approfittando di questo scenario climatico estremo, ha agito con inaudita criminalità. Perché è di criminali che stiamo parlando. Di chi appicca il fuoco consapevolmente, contribuendo alla devastazione di interi ecosistemi, mettendo a rischio vite umane, animali e patrimoni naturali inestimabili.
Non si tratta solo di piromani – persone affette da una patologia per cui dovrebbe intervenire sia il sistema sanitario che quello giudiziario – ma anche di chi compie gesti apparentemente “minori” che si trasformano in tragedie. Chi brucia le stoppie nei campi, chi appicca incendi per “fare pulizia”, chi getta una sigaretta accesa dal finestrino dell’auto, chi cerca di far crescere erba nuova per il proprio bestiame. Comportamenti irresponsabili, pericolosi, inammissibili.
In un’estate come questa, dove ogni scintilla può trasformarsi in un fronte di fuoco di chilometri, non esiste alcuna giustificazione. Serve un cambio culturale radicale e tolleranza zero verso chi contribuisce a distruggere il nostro territorio.
Il Sud brucia, e con esso brucia anche la nostra coscienza.

























