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Home TERRITORIO

La Calabria vista da chi arriva: un reportage restituisce una terra autentica e capace di incantare

Dalla City alla nostra regione: la giornalista inglese Jane Lavender racconta (sul Daily Express) il suo viaggio nel “nostro angolo nascosto”, definendolo una delle scoperte più affascinanti

Di Nicola Durante
23 Novembre 2025
In TERRITORIO
La Calabria vista da chi arriva: un reportage restituisce una terra autentica e capace di incantare
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C’è qualcosa di sorprendentemente rivelatore nel modo in cui uno sguardo esterno riesce a leggere un territorio. È come se, attraverso le parole di chi non vive qui, riuscissimo finalmente a vedere la Calabria con un’angolazione diversa, più nitida. È ciò che accade leggendo il reportage della giornalista inglese Jane Lavender, pubblicato sul Daily Express, che ha raccontato il suo viaggio nel “nostro angolo nascosto”, definendolo senza esitazioni una delle scoperte più affascinanti degli ultimi anni.

Lavender non si limita a descrivere ciò che vede: entra in relazione con i luoghi, ne osserva i dettagli, ne coglie la profondità. Il suo racconto si apre con una Calabria “selvaggia e luminosa”, dove la natura resta ancora protagonista e il paesaggio conserva una purezza che in molte altre regioni italiane è ormai difficile trovare. Per chi vive qui, certe immagini possono sembrare scontate, la scogliera che cade a picco sul mare, il profilo dei borghi arroccati, la luce che cambia sul Tirreno, ma per chi arriva dall’estero questi stessi elementi diventano rivelazioni. È proprio in questo scarto percettivo che nasce il valore di un articolo internazionale.

Destination Calabria: territorio ed emozioni, si nizia da Tropea

Il viaggio della giornalista inizia innanzitutto Tropea, dove alloggia, che Lavender racconta con uno stupore quasi infantile. Non si sofferma solo sulla bellezza evidente della costa: la osserva da più angolazioni, descrivendo la città alta, la sua verticalità drammatica, la limpidezza dell’acqua e soprattutto il modo in cui il mare e il borgo sembrano parlarsi. Tropea, nelle sue parole, è una soglia emotiva: un punto in cui il visitatore capisce immediatamente di essere entrato in un’altra Italia, meno conosciuta, più autentica, capace di sorprendere senza bisogno di sovrastrutture.

Pizzo

Parla di un viaggio che la porta “fuori dai sentieri più battuti”, come lei stessa scrive. Da Tropea parte alla volta di Pizzo, dove vive una delle esperienze più emblematiche del suo itinerario: l’assaggio del leggendario Tartufo di Pizzo. Lo racconta come un vero rito, “una bomba al cioccolato con cuore di nocciola e una pioggia di cacao”, un dolce che definisce “unico al mondo” e che, nelle sue parole, riassume l’identità calabrese: semplice, intensa, senza compromessi.

Scilla

Il viaggio prosegue lungo la Costa Viola, fino a Scilla, uno dei luoghi che più la colpiscono. Qui esplora Chianalea, il borgo dei pescatori che la giornalista descrive come “una piccola Venezia del Sud”, con le case costruite direttamente sul mare e le reti stese ad asciugare. È un’immagine che ritorna più volte nel pezzo: la Calabria come luogo ancora intatto, dove le attività quotidiane conservano un senso di autenticità difficile da simulare. A Scilla Lavender sale fino al Castello Ruffo, che definisce “drammatico, sospeso tra cielo e mare”, un punto panoramico che per lei incarna tutta la potenza paesaggistica della regione.

Reggio Calabria

Da lì il tour continua verso Reggio Calabria, città che restituisce alla giornalista una doppia emozione: da una parte la vista dello Stretto, affascinante e mutevole; dall’altra l’incontro con i Bronzi di Riace, che descrive come “tra le opere più straordinarie che abbia mai visto”. Le parole che usa per raccontare l’esperienza al Museo di Reggio sono cariche di stupore: parla di “corpi che sembrano muoversi” e di “una perfezione che sfida il tempo”.

Gerace e l’Aspromonte

Il suo itinerario non si limita alle città costiere. Lavender risale verso l’interno e raggiunge Gerace, dove rimane impressionata dalla cattedrale del XII secolo, la più grande del Meridione. Per lei è un luogo che trasmette un senso di spiritualità profonda, “quasi sospesa”, e che rivela una Calabria diversa, più silenziosa e meditativa. Da Gerace si dirige verso l’Aspromonte, che descrive con entusiasmo per il suo verde “rigoglioso e selvaggio”, un paesaggio inaspettato per chi associa la regione soltanto al mare.

I vigneti di Limbadi

Uno dei passaggi più interessanti del suo viaggio è la tappa nei vigneti di Limbadi, dove partecipa a una degustazione che la conquista per l’intensità dei sapori e la cura con cui viene spiegato ogni vino. Racconta la visita come un momento di connessione con il territorio, un incontro con una Calabria agricola e produttiva, che spesso sfugge alla narrazione turistica più superficiale.

Soriano e Serra San Bruno

Tra le sorprese più piacevoli del viaggio c’è anche la tappa tra Soriano Calabro e poi Serra San Bruno, con i suoi boschi freschi e fitti. Lavender ammette che non si aspettava un paesaggio così montano, quasi nordico, capace di cambiare la percezione della regione “in un solo sguardo”. Anche qui il tema del ritmo lento ritorna: la giornalista apprezza il silenzio, il vento tra gli alberi, la dimensione quasi monastica del luogo.

Un viaggio oltre i luoghi

Nel racconto emergono anche gli incontri quotidiani: un caffè preso in un bar affacciato sul mare, lo scambio di battute con i residenti, la gentilezza mai forzata delle persone. Lavender insiste su questo: l’accoglienza calabrese non è coreografata, non è “da brochure”, è spontanea. Ed è proprio questo tratto umano, naturale e genuino, a colpire chi arriva da una cultura turistica molto diversa, dove spesso l’ospitalità è diventata un prodotto da confezionare. In Calabria, scrive la giornalista, “la gente sembra davvero felice di far parte della tua esperienza”.

«In Calabria il tempo smette di correre»

Man mano che il suo itinerario procede, la Calabria si srotola davanti agli occhi della giornalista non come una meta unica, ma come un mosaico. Ci sono le spiagge meno note, quelle che non hanno ancora visto l’assalto del turismo di massa, e che lei descrive come “quasi irreali” per quanto appaiono intatte. Ci sono le deviazioni lungo strade panoramiche che seguono il profilo della costa e poi risalgono verso l’interno, dove il paesaggio cambia, si fa più ruvido, più verde, più silenzioso. Ci sono i borghi, che non nomina uno per uno ma che racconta come luoghi dove “il tempo smette di correre”.

Regione non ancora toccata dall’overtourism

Uno dei temi che Lavender mette maggiormente in evidenza è proprio questo: la Calabria come regione non ancora toccata dall’overtourism. Per lei, abituata a viaggiare nelle capitali europee o nelle mete italiane più famose, l’assenza di folla è una sorpresa che diventa immediatamente un valore. Non è un dettaglio da poco: nel mercato anglosassone, sempre più attento alla sostenibilità e alla qualità del viaggio, questa caratteristica è un vero asset competitivo. E se a dirlo è una testata come il Daily Express, significa che il messaggio non arriva solo ai lettori, ma può facilmente rimbalzare su blog, piattaforme di viaggio, gruppi social e community dedicate all’Italia.

Il cibo e i sapori locali

Il cibo, come sempre accade quando si parla di Calabria, diventa uno dei fili conduttori del suo viaggio. Lavender racconta con entusiasmo la scoperta dei sapori locali: la dolcezza della cipolla rossa, l’intensità della ‘nduja, la freschezza del pescato, i piatti semplici che parlano di una tradizione rimasta fedele a sé stessa. Per lei, la gastronomia calabrese non è solo un’esperienza di gusto: è una chiave per capire il territorio, una porta d’ingresso alla cultura locale che non ha bisogno di grandi spiegazioni per essere compresa.

La Calabria che non si è più abituati a vedere

Ciò che rende interessante questo reportage, al di là dell’apprezzamento, è il modo in cui la giornalista interpreta la Calabria: non come una destinazione minore, non come alternativa economica ai grandi classici italiani, ma come scelta consapevole. Una destinazione che offre ciò che molti viaggiatori oggi cercano: autenticità, paesaggi non costruiti, un’ospitalità naturale, un ritmo di vita diverso, un patrimonio culturale che non si esaurisce nei musei ma si respira nelle strade.

Per chi opera nel marketing territoriale, un articolo come quello del Daily Express non è solo una bella vetrina: è una traccia. Indica cosa colpisce gli stranieri, quali aspetti del territorio diventano immediatamente memorabili, quali emozioni rimangono impresse e soprattutto quale “immagine mentale” della Calabria si costruisce nella mente di chi non c’è mai stato. È un punto di partenza prezioso per qualsiasi strategia: comunicare non ciò che pensiamo debba piacere, ma ciò che davvero piace a chi viene da fuori.

Alla fine del suo viaggio, Jane Lavender descrive la Calabria come “un luogo che ti rimane addosso”, uno di quei posti che non si limitano a mostrarsi, ma ti cambiano il respiro. Per noi che questa terra la viviamo ogni giorno, parole del genere dovrebbero essere più di un complimento: dovrebbero essere una motivazione. Un invito a raccontare la Calabria con più consapevolezza, con più orgoglio, con la certezza che ciò che abbiamo non è un bene qualunque, ma un patrimonio emotivo e culturale che il mondo, quando lo scopre, riconosce immediatamente.

Ed è proprio questo il punto: a volte basta lo sguardo di chi arriva per ricordarci il valore di ciò che abbiamo sempre avuto davanti.

Tags: Calabria
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