Pubblichiamo un intervento di Mimmo Lucano, sindaco di Riace ed eurodeputato di Alleanza Verdi e Sinistra, apparso sulla sua pagina social.
La morte di Papa Bergoglio è qualcosa che mi ha gettato nello sconforto. Non solo per ciò che un pontefice rappresenta per i cattolici di tutto il mondo, e per gli uomini e le donne di buona volontà, ma soprattutto per ciò che la sua presenza significava nella tetra contemporaneità che ci è toccato vivere: enormi e sempre crescenti diseguaglianze sociali in tutto il globo, sconvolgimenti climatici causati dal surriscaldamento della Terra, dittature, migrazioni forzate, guerre, guerre dappertutto, e con esse uno spettro bellicista che si aggira ovunque, anche dove eravamo certi di averlo scacciato.
Papa Francesco ha alzato sempre la voce contro la barbarie, l’indifferenza, l’odio e la sete di potere e guadagno che molto spesso ci tengono in pugno; ha redarguito i potenti, perché ascoltassero le voci disperate dei sofferenti, senza mai tentennare per calcoli diplomatici.
Nel dicembre del 2016, Bergoglio mi fece l’onore di recapitarmi una lettera, in cui mi ringraziava – ringraziava me, laico ed a dir poco “eterodosso”, semplice amministratore di un piccolo comune del sud Italia! – per come stavo cercando di aiutare e accogliere a Riace i nostri fratelli e sorelle rifugiati, nel tentativo di offrire loro un futuro di pace e speranza, e di conseguenza di offrirla a noi stessi riacesi.
Io rimasi strabiliato e commosso dalle sue parole: mai nella mia vita avrei pensato che un pontefice potesse inviarmi una lettera di ringraziamento.
Io, che per la mia formazione politica e culturale ho frequentato poco o nulla la Chiesa, mi sono accostato con fiducia e riconoscenza a tanti uomini e donne religiosi (guarda caso tutti non esattamente in linea con il rigore clericale, a voler usare un eufemismo): don Natale Bianchi (prete antimafia, uno dei maestri nella mia gioventù, scomunicato “a divinis” proprio per il suo rifiuto dell’indifferenza), Monsignor Giancarlo Maria Bregantini – senza il quale l’esperienza di accoglienza a Riace non sarebbe mai iniziata -, padre Alex Zanotelli e Felicetta, don Battisti Masini, don Salvatore Monti.
Papa Francesco, che sapevo che all’epoca in cui era arcivescovo di Buenos Aires era vicino alla comunità calabrese lì emigrata, apparteneva per me a questa cerchia di ecclesiastici non convenzionali: perché era veramente interessato a prendersi cura (non solo a parole) degli ultimi e gli umiliati della Terra.
Spero vivamente che i tanti uomini e donne di Stato che ieri ne hanno commemorato la scomparsa, siano presto toccati dalla dirompenza delle sue parole di pace e fratellanza. Io, da parte mia, mi sento di salutarlo esattamente come feci nel lontano 2016, a mo’ di risposta alla sua dolce lettera: “Hasta la victoria siempre”.


























