Riceviamo e pubblichiamo un intervento dell’architetto vibonese Cesella Gelanzè.
Il “pianto greco” costituiva un elemento fondante della tragedia greca, legato alla consapevolezza che la vita avesse un inizio e una fine. Il defunto veniva pianto e lodato da donne ingaggiate per farlo. Discendenti di una Magna Grecia di cui a stento conosciamo lo splendore culturale ed economico, ne conserviamo il retaggio culturale che riemerge quando il lamento per le ombre nel corso degli eventi, diventa lagnoso e fastidioso, mentre le luci non godono della considerazione che meriterebbero.
Attualità di questi giorni è il pianto per un mare vibonese che in alcuni punti ben delineati non è quello caraibico che resiste e incanta lungo il resto della costa e su cui il dibattito si trascina da tempo. Un dibattito senza filo conduttore apparente, a cui ho partecipato offrendo l’esperienza di auditrice attenta di importanti studiosi ed esperti tecnici in materia, sperando di averne amplificato il contributo di studio per un chiarimento, tra le supposizioni senza avallo tecnico e l’esame del reale, superficiale, che hanno interessato i cittadini.
Proponendo risoluzioni razionali concrete sia dal punto di vista della depurazione a livello regionale, sia nei riguardi dei casi puntuali che denunciano lo sversamento abusivo di reflui, causa principale di inquinamento ambientale, il contributo è fattivo e non lascia spazio a lacrime ed esibizionismo. Accanto alle ombre che riguardano dunque un problema atavico, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, notizia di questi giorni, ha acceso una prima luce che permetterà di scoprire i primi potenziali crimini contro il mare pulito utilizzando la tecnologia dei droni Sar.
Notizia importante, a tutela dell’incremento del turismo nella nostra regione, partendo dalla nostra costa, che illumina un’autostrada, quella verso lo sviluppo economico di cui da sempre la natura ci ha fatto dono con mare e paesaggi mozzafiato, ma che solo negli ultimi anni è stata posta dai calabresi nella giusta direzione di marcia.
Tedeschi al primo posto, seguiti da americani e dal variegato mondo europeo, sono i cofruitori di realtà ormai battenti bandiere internazionali. Sono centinaia le imprese turistiche nate nei posti più gettonati, dove donne e uomini lavorano senza tregua e con entusiasmo grande che travalica i disagi locali che pur persistono. È un mondo fatto di bellezza, di sorrisi che mettono via la fatica e la paura di non farcela perché l’ ottimismo non dà spazio a lamenti piagnucolosi: “Se osi puoi sperare” è il comune sentire che ha trasformato una costa e i borghi satelliti in una delle mete più gettonate. Parlare di questo, riservando ai responsabili del settore, quelli con esperienza provata, la risoluzione delle criticità e vestendo i panni del cittadino attento e pronto alla denuncia di quello che va denunciato, fa bene all’operatore turistico, fa bene all’economia locale e indirizza e stimola uĺteriormente alla crescita.
Il turista viene e ritorna perché è attratto da quello che vede prima nelle campagne pubblicitarie, poi confermato di presenza. Il turista non legge per fortuna la campagna demolitrice che la stampa locale pare provi gusto a diffondere.
Arriva, gode di quello che vede e riparte imprimendo un giudizio insindacabile nella sua mente. E si crea così lo spartiacque, la frontiera tra territori e paesi formicolanti di gente che fa vivere l’economia e quelli abbandonati all’iniziativa dell’amministratore di turno che non ci rimette nulla di suo nel decidere e scegliere e al diavolo la bellezza… salvo poi cercare di assegnare alle opere realizzate, quando la folla di cittadini contesta opera e operatore, una maschera di cultura, quella incompresa, per pochi eletti. In realtà non sarebbe necessario essere tutti dei “Lorenzo il Magnifico”.
Basterebbe affidarsi al buon gusto e al buon senso. Al contrario dell’imprenditore, pure piccolissimo, che cerca e realizza il bello per il bello, con lo scopo di far crescere per crescere lui stesso. Non sono fondi pubblici quelli del privato, sono risparmi frutto del proprio lavoro di cui è lui stesso perciò a rispondere alle casse che sono solo sue.
Granello su granello è avvenuta così la straordinaria crescita di Tropea, dove le amministrazioni succedutesi hanno messo del loro, ma l’intraprendenza e la fantasia del tropeano e di chi ha deciso di investire là fiutando l’affare offerto dalla bellezza del posto, del suo mare e di tutto il resto, hanno reso la cittadina meta di un turismo divenuto internazionale e protagonista delle prime pagine delle più grandi agenzie turistiche. Applaudiamo ai passi in avanti che si compiono nella direzione del miglioramento della qualità della vita e riserviamo il pianto per l’ineluttabile. Gli unici artefici del proprio destino siamo noi.
























