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Home CULTURA

Vibo. Scuola e formazione, Maria Concetta Preta: «Più parole conosciamo più siamo liberi di agire»

La docente del Morelli-Colao dà voce ad un percorso formativo che stimola gli studenti, rivivendo anche le emozioni del Festival delle Arti Lògos

Di Pasquale Scordamaglia
17 Marzo 2026
In CULTURA
Maria Concetta Preta

La docente Maria Concetta Preta

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Il concetto di una scuola che apre non solo i propri orizzonti alla cultura, ma che stimola gli studenti ad arricchire la propria curiosità e il loro sguardo sulle cose; tale intento non può che essere condiviso da Maria Concetta Preta, docente di letteratura classica e contemporanea all’Istituto d’Istruzione Superiore “Morelli Colao” di Vibo, nonché coordinatrice del Festival delle Arti “Lògos” – Comunicazione e Libertà, svolto nel mese di gennaio e giunto alla sua quarta edizione.

La docente vibonese si sofferma sul valore autentico della parola e sull’idea di un percorso formativo e sempre più inclusivo. Lo fa ripercorrendo le emozioni del Festival delle Arti “Lògos” – Comunicazione e Libertà, ma anche anticipando degli importanti progetti che saranno rivolti agli studenti.

Nella scuola quanto è importante diffondere tra gli studenti il valore reale ed autentico del termine Lògos?

«Riferirò la mia visione di scuola, non sapendo se coincida con quella altrui. Nell’hic et nunc, essa necessita di una forte base umana, fondata sul confronto verbale e sulla meta-riflessione cognitiva, che aiutano a mediare contenuti e a sviluppare abilità sociali. Certamente nel futuro, considerando gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, un buon corredo semantico sarà fondamentale. Più parole conosciamo, più siamo liberi di agire. Lògos, ovvero parola dotata di critica, è strumento metodologico per una didattica inclusiva. Studiando l’antichità classica, trovo sempre nuovi stimoli creativi, e attingo spesso dall’Oratoria Epidittica, ovvero da quella “d’occasione”, da Isocrate e dal suo concetto di paìdeia, di istruzione. Il suo modello educativo umanistico del quarto secolo avanti Cristo, focalizzato sulla formazione del cittadino-oratore è fondato su tre pilastri principali: il Lògos, ovvero la parola come espressione di pensiero e civiltà, la Physis, cioè le doti naturali dell’allievo e l’esercizio pratico».

Quali finalità caratterizzano questa visione scolastica?

«Questo percorso mira ad unire l’eccellenza espressiva con la responsabilità etica e politica. In particolare il Lògosè potenza della parola, fondamento della civiltà e dell’umanità, distinguendo l’uomo dagli animali. L’educazione/istruzione deve affinare la capacità oratoria e argomentativa, elevando la parola da semplice strumento retorico a veicolo di saggezza e cultura, utile per la vita pubblica. Ovviamente, le doti oratorie si affinano con un percorso di studio e di pratica, che include anche il possesso di una vasta cultura generale. Certamente, molto conta la mimesis: ovvero, l’imitazione dei maestri, cioè dei docenti capaci, con l’obiettivo di formare uomini capaci di giudizio critico e attivi nella vita della polis».        

Quali intenti l’hanno motivata a credere fortemente nell’iniziativa del Festival delle Arti – Lògos?

«Mi sono accorta, nel momento in cui ho iniziato ad organizzare nella mia mente il quarto Festival delle Arti, Lògos – Comunicazione è Libertà, che vivere al tempo d’oggi rappresenta un vero paradosso. Mai come oggi l’essere umano possiede così tanti strumenti per comunicare: parlarsi, scriversi, vedersi, anche a migliaia di chilometri di distanza, non è mai stato così facile. Eppure, nell’orizzonte comune di persone che usano un linguaggio nato per relazionarsi, il dialogo si è eclissato. E la libertà di parola non è sempre garantita e si accresce la difficoltà di un confronto civile con chi la pensa diversamente da noi. Vige, complici i social, la più elementare forma di pensiero: quello binario. Tutto è bianco o nero, giusto o sbagliato. Un modo manicheo di comunicare che conduce al regresso del pensiero. È da questa contraddizione, che è nata l’esigenza di focalizzare la tematica: Libertà di parola al giorno d’oggi, in una kermesse di cinque giorni».

Che valore ha assunto nel festival l’unione tra comunicazione libera e forme d’arte?

«Il Festival delle Arti è stato uno spazio di sfumature di pensiero e di relazione con l’altro, luogo fisico di confronto, una polifonia di voci e storie diverse. Dal mondo della comunicazione per antonomasia, il giornalismo, alla geopolitica, alla sociologia, al mondo dei media, alla divulgazione sui social e allo story-telling orale, al cinema, al teatro, alla danza, al canto. E come poteva mancare il linguaggio espressivo, libero e mai convenzionale, dell’arte; ovvero, scultura, pittura e fotografia?  Esplorare il mondo dell’arte, scoprire le storie dietro le opere. A tal fine, si sono organizzate: un’esposizione negli ambienti del Liceo Classico Morelli, e una convention degli artisti in cui ognuno di loro ha presentato una sua opera in mostra, incuriosendo gli alunni».

L’arte che valore ha assunto nell’ambito del festival e di molte altre iniziative?

«L’arte è un linguaggio universale, un modo di esprimere emozioni, idee: è dunque un codice comunicativo da apprendere, che usa simboli invece di lettere o numeri, è una forma di intelligenza critica. Come organizzatrice di un festival, basato sulla comunicazione, era impossibile che non dedicassi una sezione all’arte: per darle voce, per farla vivere».

Che ulteriore definizione culturale darebbe al festival delle Arti?

«Il festival, riflesso del mio modo di vedere la scuola, è stato una “casa aperta” alla complessità del nostro tempo, luogo nel quale conoscersi, interrogarsi, divertirsi, immaginare un mondo possibile. La sua narrazione della realtà è partita dalla Calabria, ma appartiene al mondo. Di questo festival i protagonisti sono stati i liceali, divisi in gruppi di lavoro coordinati dalla sottoscritta. Essi hanno accolto, intrattenuto e conversato con gli ospiti, anche attraverso interventi, letture, recensioni, presentazioni».

Quali nuove iniziative sono in cantiere per gli studenti?

«La settima edizione del festival sarà nel prossimo anno scolastico. Comunque, preannuncio una primavera culturale di tutto rispetto. Avremo la Notte Nazionale del Liceo Classico, (27 marzo) e a metà aprile il Certamen Vibonense Carolo Diano Dicatum, ovvero la gara internazionale di traduzione dal greco o dal latino, dedicata al filologo classico di Monteleone Carlo Diano».

Tags: liceo classico vibologosTitti Preta
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