Camminare in un fresco pomeriggio d’estate e gustarsi Pizzo, tra vicoli, case, botteghe, vociare. Percorrendo alcune vie centrali, con lo spirito dei viandanti profani, affiorano i romanzi di Stendhal, probabilmente pervia dello stile di molti palazzi del Sette-Ottocento, una vestibilità urbana che riporta a certe atmosfere. Quando si gira in un borgo i balconi raccontano molto, così come i portali, gli androni. Pizzo conserva una anima interessante: antica, elegante, militare e commerciale nella sua essenza napoleonica e immediatamente successiva. L’area intorno e alle spalle del duomo di San Giorgio è verace, ne immaginiamo il movimento quotidiano.

Lo chiamano “rione Carmine” in onore della vicina chiesa del Carmine, compromessa in un incendio alla metà degli anni novanta e poi rimessa in sesto. Colpisce alla vista una vecchia insegna di un medico chirurgo: il dottore Broussard, all’angolo di via San Giorgio, le rievocazioni letterarie sono giustificate. Un rione con diversi palazzi nobiliari e borghesi, ma anche abitazioni più modeste. Doveva essere il cuore della città, questo ce lo hanno detto in molti: il motore amministrativo, affaristico.

Racconti
Del rione Carmine abbiamo parlato con due napitini appassionati, lo studioso Mimmo Pacifico e l’ex sindaco Franco Falcone. «Quello – ci ha raccontato Mimmo Pacifico – era detto anticamente “Rione Terra”, qui c’era una vecchia chiesa tinteggiata di bianco. I palazzi nobiliari sono settecenteschi, molti di borghesi che praticavano il commercio marittimo. L’area che va dal castello al duomo e si espande alle spalle di esso, era il centro religioso e amministrativo di Pizzo: c’erano la pretura, le scuole. Vi abitavano nobile e popolani. Qui si trovava il teatro: le prime commedie furono messe in scena in un ospedale, che si trovava a lato della chiesa del Carmine. In seguito, fu costruito un teatro in legno, rimasto in funzione fino ai primi del novecento».
Il quartiere Carmine si è spopolato massicciamente intorno agli anni settanta. A fornirci un affresco è l’ex sindaco Franco Falcone, grazie al contributo di un abitante del Carmine, già consigliere della sua maggioranza, Olmo Marino. «Il quartiere rappresenta il nucleo più antico della città, delimitato a sud dalla chiesa matrice di San Giorgio e a nord dalle antiche mura cittadine, sulle quali si affacciano appunto la chiesa del Carmine con il lazzaretto e palazzo Alcalà, dotato di pertinenza militare e gendarmeria. Il quartiere Carmine era il più popoloso della città. A partire dagli anni settanta, con la costruzione dei nuovi complessi residenziali, iniziò a spopolarsi. Oggi, grazie ai lavori di riqualificazione, è il centro turistico del borgo».
La vita al Carmine
Franco Falcone ci ha raccontato di un cinema: «Il cinema Mele io me lo ricordo. D’estate facevano proiezioni all’aperto. Personalmente ho anche memoria di una parrucchiera napoletana del Carmine, dove andava mia madre e mi lasciva in strada, mentre si faceva i capelli, con gli altri bambini del quartiere. Al Carmine a febbraio del 1939 nacque Giovanni Fanello, un calciatore di serie A, ancora vivente». Quel rione parla, anche a chi napitino non è e della città sa poco: racconta un trascorso napoleonico, risorgimentale e non solo. Testimonia un modo viscerale di vivere gli spazi urbani.























