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Home AMBIENTE

Pizzo. Araucaria danneggiata: Italia Nostra contesta con forza l’ipotesi di abbattimento totale

La proposta arrivata da parte di alcuni privati. Il sodalizio auspica al contrario una rigenerazione della pianta

Di Redazione
7 Giugno 2026
In AMBIENTE
L'albero danneggiato a Pizzo

L'albero secolare danneggiato a Pizzo

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L’associazione “Italia Nostra” Aps, guidata dal presidente Alessandro Caruso Frezza, tiene nuovamente i riflettori accessi sulla vicenda dell’Araucaria di Pizzo, albero che era alto 30 metri circa e che svettava da 140 anni sul centro storico della cittadina napitina. Più di due mesi, il 30 marzo, l’araucaria fu gravemente danneggiata da alcuni privati, i quali sono difesi attualmente dall’avvocato Marco Talarico.

Come dichiara il sodalizio di “Italia Nostra”: «Ciò è accaduto nonostante questo albero fosse tutelato, a livello nazionale e internazionale, come bene espressione di bellezza panoramica, come bene paesaggistico, come bene ambientale e come bene espressione di biodiversità e nonostante avesse tutte le caratteristiche per essere dichiarata albero monumentale».

In particolare, l’associazione apre una riflessione critica su alcune dichiarazioni dell’avvocato Talarico, rilasciate all’edizione di Vibo della Gazzetta del Sud. Infatti, Marco Talarico avrebbe espresso la necessità di decretarne il taglio,evidenziando che l’albero non è ormai vegetativo e che la situazione è peggiorata. Al contempo, – come ha puntualizzato il sodalizio – l’avvocato ha espresso dubbi sulle azioni messe in campo dal Comune di Pizzo, criticando la mancanza di soluzioni pratiche per spostare o per curare l’albero.

Avvenuto un sopralluogo nei giorni scorsi

Sempre tramite la Gazzetta del Sud, inoltre, si fa sapere che nei giorni scorsi è stato effettuato un sopralluogo congiunto da parte dei Carabinieri del Corpo Forestale dello Stato, della Soprintendenza, dei tecnici comunali e da un docente universitario, incaricato dalla medesima Soprintendenza per accertare lo stato dell’albero.

«Se tutto ciò è vero, – dichiara Italia Nostra in merito alle valutazioni dell’avvocato Talarico – se cioè le parole o il pensiero dell’avv. Talarico sono state proprio queste, vi è da esclamare: “Incredibile!” ovvero, con una frase di gran voga: “E’ il mondo al contrario!”».

La sezione vibonese di Italia Nostra sottolinea: «Anziché sperare che la condotta non giunga a delle più gravi conseguenze sanzionatorie, se ne invoca esattamente il contrario: nel caso concreto, che l’albero muoia, così si passa dal danneggiamento alla distruzione totale, una evidente progressione in peius. La causa diventa l’effetto e viceversa, esattamente il contrario di ciò che accade in un “mondo normale”. Ma da dove arriva tanta sicumera in capo a Marco Talarico? È un mistero. Scarsa fiducia nella Procura della Repubblica? Totale mancanza di percezione del disvalore giuridico, sociale e morale della condotta del 30 marzo scorso? Pieno e comprensibile senso di onnipotenza o di intangibilità personale? Non lo sappiamo davvero. Speriamo che ce lo dica lui stesso» – affermano i referenti di Italia Nostra.

L’attesa per l’esito del ricorso al Tar

«Sicuramente – prosegue Italia Nostra – il Comune di Pizzo, nella persona del sindaco, Sergio Pititto, o l’avvocato Massimiliano De Benetti, legale del Comune, ci informeranno delle propalazioni oggetto del ricorso al Tar, di cui ancora non sappiamo con esattezza nulla, tranne che è stato notificato al Comune medesimo. Un’informazione “al contrario”, ma questa volta nel senso buono, la vogliamo però dare: circa 20 anni un fulmine colpì una delle due araucarie secolari della Villa Comunale di Vibo Valentia, una di quella due poste a lato del luogo dove vi era il bar, di fronte alla vasca con i pesci rossi».

«Le lesioni cagionate – si legge sempre nella nota stampa – costrinsero al ridimensionamento della pianta, che ne risultò capitozzata e ridotta, in altezza, di almeno 20 metri, così com’è accaduto, questa volta per mano dell’uomo e non per evento meteorologico avverso, con l’araucaria di Pizzo. Quella pianta non è morta, è ancora viva e verdeggiante e dal tronco, proprio all’altezza del taglio subito, cioè a circa 8 metri da terra, ha generato nuovi getti e nuove cime dell’altezza attuale di oltre 3 metri. Questo che vuol dire? Che l’araucaria di Pizzo non è morta, ma sta anch’essa molto probabilmente solo raccogliendo le forze per rigenerarsi» – rassicurano i referenti dell’associazione.  

Difendendo questo positivo scenario, Italia nostra precisa in conclusione: «Certo per poter raggiungere l’altezza di prima (30 metri) al ritmo di 3 metri ogni 20 anni ci vorranno, per recuperare i 20 metri tagliati, altri 133 anni, ma chi ci sarà allora la rivedrà quasi com’era nell’anno 2026, prima che venisse danneggiata, e nessuno, per fortuna, si ricorderà più della misteriosa predizione di Marco Talarico». Con questa battuta finale, rivolta all’avvocato Talarico, Italia Nostra conferma la sua costante attenzione verso questa vicenda, ma con uno sguardo di speranza per il futuro dell’araucaria.

Tags: Alessandro Caruso FrezzaaraucariaItalia NostraPizzo
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