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Ricadi. Caso della piccola Giulia, mamma Chiara replica al sindaco: «Ha rotto il silenzio nel modo più sbagliato»

La madre difende i diritti della figlia disabile e fa chiarezza sulle dichiarazioni rilasciate del primo cittadino

Di Pasquale Scordamaglia
16 Luglio 2026
In SOCIETÀ
Chiara Calamita Domenico Lo Cane

Chiara Calamita e Domenico Lo Cane

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Torna ad accendersi il dibattito sulla vicenda della piccola Giulia, bambina disabile per cui è stato chiesto un alloggio a piano terra, ma tenendo conto anche delle sue esigenze di vita. Un appello, questo, che era partito molti mesi fa e che, oltre a diventare un caso mediatico, è stato sempre rinnovato con forza da Chiara Calamita, madre della bambina.

A seguito di una nota stampa, diffusa dalla giunta Locane su questa vicenda, la risposta di mamma Chiara non si è fatta in alcun modo attendere. Risposta legata soprattutto ad una contestazione che è inclusa nel comunicato dell’amministrazione comunale e che è rivolta alla madre di Giulia. Il sindaco, infatti, ha contestato a Chiara delle «ricostruzioni parziali e non veritiere». Una premessa che è stata accompagnata dal bisogno dell’amministrazione di fare chiarezza sul proprio impegno, ma che si scontra con le parole di questa mamma e con la sua voglia di lottare per Giulia.  

A tal proposito, Chiara Calamita si rivolge direttamente al primo cittadino di Ricadi e dichiara: «Caro sindaco Locane, le rispondo perché a me piace metterci la faccia, oltre che la dignità. Finalmente ha rotto il silenzio, ma lo ha fatto tardi e nel modo più sbagliato. Perché in ogni cosa, in ogni situazione, soprattutto in quelle delicate come quelle che riguardano Giulia, c’è bisogno di rispetto e soprattutto di vicinanza. È rimasto sempre estraneo a questa storia e lo ha voluto fare per scelta. Lei che mi ha vista crescere e che, nel contempo, vede crescere anche la piccola Giulia. Lei – sottolinea  la madre di Giulia – che mi vede ogni mattina ed ogni giorno affrontare la realtà. Avanti e indietro dalla scuola. Avanti e indietro dalle terapie. Avanti e indietro per dare un futuro migliore ai miei bambini. Lei sa bene che ciò che ha scritto, non ha niente di formalizzato».

Il dibattitto sulle soluzioni proposte

La mamma di Giulia, inoltre, mette in discussione altre dichiarazioni della giunta Locane, la quale rivendica: «La linea della nostra compagine di governo locale è netta: difesa della verità istituzionale e stop alle polemiche. La tutela della bambina è sempre stata la nostra priorità assoluta». Nella nota, al tempo stesso, l’amministrazione ricorda le azioni già intraprese e fa riferimento a «cifre, documenti e interventi socio- assistenziali, attivati nel tempo, ma rimasti nell’ombra».

«A fronte delle accuse di immobilismo, – prosegue l’amministrazione comunale – il Comunerisponde, mettendo in fila una serie di azioni concrete che sarebbero state sistematicamente rispedite al mittente dalla famiglia Calamita. Per azzerare i tempi d’attesa della graduatoria ordinaria, l’Ente aveva individuato un appartamento Aterp a San Nicolò, a soli tre chilometri da Santa Domenica. Un piano terra privo di barriere architettoniche, giudicato idoneo per le esigenze della bambina. La risposta della signora? Un secco “no”. Per colmare la distanza logistica con la scuola e con i parenti, il Comune ha offerto un servizio di trasporto gratuito con mezzi e personale municipale. Anche questo è stato rifiutato».

Alla luce di queste parole, Chiara Calamita va ad evidenziare e a chiarire un ulteriore punto. Non nega nessuna delle proposte che furono avanzate dal Comune, ma fa notare la mancanza di criteri di compatibilità con la disabilità della propria bambina.

Infatti, precisa: «Una casa non idonea ed un trasporto limitato per la bambina e agli orari “limitati”, ma in Giulia non è limitato nulla. È imprevedibile. E non sono tre chilometri per chi conosce bene il territorio. Per Giulia, quei “tre chilometri” potrebbero essere davvero una cosa grave».

La risposta in merito al montascale acquistato dal Comune

Chiara, tra l’altro, affronta e risponde anche ad un successivo e specifico punto del suddetto comunicato: quello in cui si cita l’acquisto di un montascale per la famiglia della bambina. Il Comune, difendendo la sua posizione e le proprie scelte, scrive: «L’amministrazione, inoltre, ha acquistato, a proprie spese, un montascale tecnologico (Jolly Standard), al fine di abbattere le barriere architettoniche nella casa dei nonni della bambina. Al momento del montaggio, – prosegue la nota – la famiglia ha bloccato l’installazione. Oggi il dispositivo giace inutilizzato nei magazzini comunali».

A questo preciso passaggio, Chiara replica: «Il cingolo? L’ho accettato da una famiglia che me lo ha donato, come segno di vicinanza, umanità ed amore, ancora prima che voi lo prenotaste, dopo il tavolo tecnico in regione. È stato comprato con dei soldi pubblici? Chissà quante tasse paghiamo agli altri con i soldi di tutti! Sapete qual è purtroppo la differenza? Che laddove le carte parlano, bisogna tenere un po’ di decoro umano».

La nota comunale, nella parte conclusiva, affronta la situazione attuale dell’alloggio popolare che la Regione Calabria aveva individuato per Giulia. L’appartamento, situato a S. Domenica, è attualmente occupato, resta al centro di un caso giudiziario. In relazione a ciò, il Comune di Ricadi si dimostra scettico sull’idoneità strutturale dell’alloggio ed afferma: «L’ente non può sostituirsi alla magistratura, essendo in corso un procedimento penale di Aterp. L’immobile si sviluppa su due livelli con una scala di diciotto gradini e sarebbe totalmente inaccessibile e pericoloso per la bambina».

Il Comune precisa: «La domanda Erp (Edilizia Residenziale Pubblica) è stata presentata dalla signora solo a febbraio 2026. Il bando è aperto e la graduatoria definitiva arriverà entro l’anno, nel pieno rispetto della legalità. Rispettiamo le scelte personali della signora, ma l’azione pubblica deve muoversi nei binari dell’imparzialità e della legge, senza corsie preferenziali o forzature. La mano del Comune, assicurano, resta tesa, ma solo seguendo le regole valide per tutti i cittadini».

Non negata la possibilità di un nuovo confronto

La madre di Giulia non contesta l’iter legislativo, ma parla di un bisogno che tocca le corde dell’empatia. Lo fa senza chiudere la porta ad un confronto, ma soprattutto senza mettere mai da parte la sua determinazione e il suo amore per Giulia.

Il suo messaggio finale, indirizzato al sindaco Locane, è il seguente: «Bisogna mettersi una mano sulla coscienza, poi sul cuore, e poi parlare. Non capisco sindaco perché l’abbia presa tanto sul personale. Si ricorda quante volte sono venuta al Comune! Ho solo chiesto un diritto sacrosanto che spetta ad una bambina con una grave disabilità motoria e molto di più, perché vorrei poterle dare una vita degna, un futuro migliore, ma ci sono troppe cose che non potete capire. Perciò, caro sindaco, – conclude – poteva chiedere benissimo un confronto. Io sono pronta, con verità, con coraggio e con tanto amore per colei che mi appartiene nel sangue, e per ciò che dovrebbe appartenere a tutti nell’anima. L’umanità! Ad Maiora, caro Sindaco. Io sono qua, io ed il mio avvocato». Una battaglia, quella di Chiara, che prosegue con forza e speranza. A darne conferma, ancora una volta, sono le sue stesse parole e i suoi ripetuti ed accorati appelli.

Tags: Chiara CalamitaDomenico LocanePiccola GiuliaRicadi
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