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Home SANITÀ

Sanità, tutti uniti per salvare il “Don Mottola” di Drapia. È sempre protesta davanti la sede dell’Asp

Sit-in da parte del management e dei lavoratori dell'azienda. Con loro i familiari degli ospiti della struttura: «Da due anni che chiediamo quello che ci è stato promesso, nessuna risposta»

Di Nicola Grillo
29 Gennaio 2025
In SANITÀ
Sanità, tutti uniti per salvare il “Don Mottola” di Drapia. È sempre protesta davanti la sede dell’Asp

Un altro sit-in permanente messo in atto davanti la sede dell'Asp di Vibo

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Capita che, nel territorio vibonese, nel comune di Drapia, una realtà di pubblica utilità e di sostegno ai bisognosi, rischi, se non di capitolare, di incorrere in serie difficoltà. La storia che vi raccontiamo riguarda il “Don Mottola” medical center, una perla rara in un comprensorio spesso sprovvisto di determinati servizi sanitari (la struttura accoglie pazienti di Rsa medicalizzata e riabilitazione intensiva). Tra il Centro, accreditato con l’ente regionale, e l’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, di fatto, non è stato posto in essere alcun contratto e la situazione, bloccata in un paludoso immobilismo, rischia di produrre effetti estremi per la struttura. Un disastro. Per tale ragione management, lavoratori e familiari dei pazienti del Don Mottola hanno dato vita da qualche giorno a un sit-in permanente di civile protesta proprio davanti la sede dell’Asp.

Problema che tira dentro lavoratori e ospiti

Il problema riguarda da vicino sia lavoratori che ospiti della struttura che di questo passo, vedrebbero sfumare una possibilità importante. Il dramma affonda le radici in tempi che risalgono a tre anni fa. Il ritornello, lo stesso di molte altre casistiche affini: i soldi ci sono ma tra il fare quadrare i bilanci e aggiustamenti di rendicontazioni, il tempo passa, i termini vengono meno e i fondi prendono la strada del ritorno.

Da tre anni in attesa della contrattualizzazione

Accogliamo l’accorato sfogo del responsabile della struttura Soccorso Capomolla, che parla così del “Don Mottola”: «È una struttura che è stata accreditata nel 2023 e da tre anni non stiamo avendo la contrattualizzazione da parte dell’Asp di Vibo Valentia. Gestiamo pazienti di Rsa medicalizzata e riabilitazione intensiva e abbiamo il centro diurno per i disturbi dello spettro autistico. Abbiamo praticamente grosse difficoltà nel senso che gli ammalati devono pagare la propria retta di tasca loro e noi sostanzialmente non riusciamo, perché avendo i requisiti imposti per l’accreditamento, abbiamo 61 lavoratori che attualmente hanno un costo che non viene coperto dalla retta dei pazienti perché la retta, mediamente di quattromilacinquecento euro, la stiamo vendendo a duemila euro. Questa è la situazione».

Vibonese con una offerta sanitaria carente contro un’elevata domanda

Chiosa Capomolla e continua: «C’è un elevato fabbisogno su questo territorio, si pensi che noi abbiamo questa che è l’unica realtà qui e le prestazioni, dell’area socio-sanitaria sono di 12.2 punti contro il 24.4 delle altre provincie, siamo dimezzati. Come offerta sanitaria, quindi un’offerta ridotta, Lea (Livelli essenziali assistenziali) carenti, prestazioni che vengono garantite gratuitamente dallo Stato, sono queste le carenze, nell’offerta carente contro un’elevata domanda, ci sono 993 pazienti all’anno che hanno bisogno di queste prestazioni».

«Le persone costrette ad acquistare la prestazione di tasca propria»

Con profonda amarezza il dottore conclude asserendo che «le persone sono costrette ad acquistare la prestazione di tasca propria e questa discrepanza ha messo in crisi l’azienda e ci sono dei lavoratori che temendo di perdere il posto di lavoro giustamente stanno dimostrando per un loro diritto». Per non far passare il messaggio errato che l’interesse in ballo sia meramente economico, l’amministratore precisa che «ci sono sia i lavoratori che i familiari dei pazienti in situazione di seria e grave difficoltà. Di questo passo si incorrerà in una sospensione delle attività, con tutto quello che ne consegue. Siamo qui per rivendicare un diritto alle cure e alla salute, che viene inibito su questo territorio. Aziende ce ne sono mille che possono funzionare o chiudere, il mondo va avanti lo stesso però, su questo territorio, i diritti sanitari sono stati messi sotto i piedi. Di questo dobbiamo avere consapevolezza tutti».

La ferma e civile protesta dei familiari dei pazienti

Anche i familiari dei pazienti si sono raccolti di fronte all’Asp in segno di protesta e rivendicazione. Alberto Maio, racconta la sua esperienza non risparmiando i dettagli di quella che ormai si potrebbe definire a buon ragione una vera odissea: «Ho mia madre nella struttura come anche altre persone. Stiamo aspettando che l’Asp dia la possibilità a noi familiari di non pagare tutta la quota. Questa situazione va avanti da quando è stata aperta la struttura che è stata autorizzata a poter lavorare, ma poi l’Asp avrebbe dovuto sopperire alle spese e questo non è stato fatto. È da due anni che chiediamo quello che ci è stato promesso, nessuna risposta».

«Ci sono pazienti che hanno seri problemi ed impedimenti fisici»

Anche Vito Antonio Pata porta la sua personale testimonianza affermando che «ho mio padre che è ricoverato li, da quasi due anni. Nel 2023 avevamo avuto dei finanziamenti che dovevano servire per la contrattualizzazione, che è stata formalizzata il 20 dicembre, questi soldi ad un certo punto non sono stati più in condizione di essere sfruttati e rendicontati, quindi il 31 dicembre sono diventati inutili perché i termini erano scaduti e i fondi sono tornati alla regione».

Ad ottobre scorso, poi, «il generale Battistini – prosegue l’interessato – aveva fatto una delibera per contrattualizzare ottobre, novembre e dicembre ed è stata di nuovo annullata questa delibera, quindi diciamo che noi siamo stati sempre sul punto di essere quasi contrattualizzati ma ad un certo punto è mancato qualcosa e questo non è mai avvenuto. Il guaio è che c’è un accanimento vergognoso verso i bisognosi che non si possono tenere in ospedale o in casa perché hanno esigenze particolari. Ci sono pazienti che hanno seri problemi ed impedimenti fisici», termina il signor Pata.

Sempre i più fragili a patire gli effetti di presunte irregolarità e anomalie

Quanto sta accadendo rasenta i limiti della tolleranza e del buon senso. Tra commissariamenti, scioglimenti e altro, purtroppo, ancora una volta sono sempre i più fragili a patire gli effetti di presunte irregolarità, anomalie e falle nel sistema. Si spera che anche oleati da questi atti di protesta pacifica gli ingranaggi della macchina burocratica possano finalmente liberarsi, tornando a garantire servizi degni, a chi necessita di cure speciali, ed il sacrosanto diritto alla salute.

Tags: Asp ViboDon MottolaFamiliari pazientiProtestaSoccorso Capomolla
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