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Home CULTURA

Vibo. Petullà candidato al Premio Strega 2026 con la raccolta di poesie “Cenere e Mandorli”

La notizia accolta con emozione e con gratitudine del poeta e scrittore vibonese

Di Pasquale Scordamaglia
6 Marzo 2026
In CULTURA
La copertina del volume di Michele Petullà candidato al Premi Strega 2026

La copertina del volume di Michele Petullà candidato al Premi Strega 2026

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“Ci sono delle notizie che arrivano come un vento inatteso. Non bussano, non si annunciano: semplicemente accadono, e per qualche istante il tempo sembra fermarsi”: con queste prime parole, il poeta e scrittore vibonese Michele Petullà, ha annunciato un’inaspettata e speciale notizia.

La sua opera, edita da Libritalia ed intitolata “Cenere e Mandorli – Poesie per Gaza e per la Pace”, è stata candidata al prestigioso Premio Strega, fondato nel lontano 1947 ed organizzato dalla Fondazione Bellonci. Già dallo scorso mese di agosto, tra l’altro, la raccolta fu presentata in diversi Comuni e ha ottenuto tanti apprezzamenti e recensioni positive.

«Ho accolto la notizia – scrive lo scrittore – con stupore prima di tutto. Con quella meraviglia quasi infantile, che si prova quando qualcosa di bello accade senza essere stato previsto. Non era un traguardo immaginato, né un esito atteso. È arrivato come arrivano i mandorli in fiore: quando l’inverno sembra ancora dominare il paesaggio».

Accanto allo stupore «è nato subito un sentimento più profondo: la gratitudine verso Libritalia Edizioni e, personalmente, verso gli editori Simona Toma e Enrico Buonanno, i quali hanno scelto di proporre questo libro tra i molti del proprio catalogo. Un gesto che non è soltanto editoriale, ma culturale e umano».

Il significato simbolico della cenere e dei mandorli

«In un tempo in cui spesso la prudenza consiglia il silenzio,- sottolinea Petullà – proporre un libro che parla apertamente di guerra, di dolore e di pace, significa compiere una scelta coraggiosa. E proprio il coraggio, forse, è una delle chiavi di questo libro. Il titolo stesso racchiude una tensione simbolica che ne attraversa ogni pagina: la cenere e i mandorli. Due immagini opposte e complementari».

La cenere – spiega sempre Petullà – «evoca la devastazione, il lutto, ciò che resta dopo il passaggio del fuoco della storia; ma è anche memoria, polvere che conserva l’orma delle vite scomparse. I mandorli, invece, sono il primo segno della primavera: fioriscono quando l’inverno non è ancora finito, annunciando una speranza fragile e ostinata».

In questo «contrasto simbolico si colloca l’intero orizzonte poetico del libro: da una parte la ferita della storia, dall’altra la possibilità, mai garantita, ma sempre cercata, di una rinascita».

Inoltre, ricordando la recensione della critica letteraria Giusy Capone, l’autore scrive: «Come ha osservato Giusy Caponein una sua approfondita recensione, la poesia di Cenere e Mandorli non è evasione né rifugio estetico. È una parola che attraversa l’orrore senza eluderlo e che trasforma Gaza in un simbolo universale: luogo di ogni infanzia negata, di ogni madre privata della maternità, di ogni popolo ridotto a statistica».

In questo senso, – aggiunge Petullà – «il libro assume una funzione etica che richiama la grande poesia del Novecento, quella che non consola ma veglia, non addolcisce la realtà, ma la illumina con la forza della parola».

Secondo la stessa recensione, «la poesia del libro svolge una triplice funzione: testimonianza, perché nomina ciò che spesso viene taciuto; trasfigurazione, perché attraverso l’immagine poetica trasforma l’orrore in memoria condivisa; custodia, perché veglia sull’umano e conserva lo spazio fragile della speranza. Forse proprio questa specifica e triplice vocazione (testimoniare, trasfigurare, custodire), rende questo libro qualcosa di più di una semplice raccolta poetica. Diventa una sorta di veglia della parola, una forma di resistenza spirituale che va contro l’indifferenza».

La poesia che si fa coscienza e memoria

Michele Petullà, ancora emozionato per la candidatura della sua opera, ha poi dichiarato: «La candidatura al Premio Strega 2026 non rappresenta soltanto un riconoscimento personale. È, soprattutto, il segno che la poesia può ancora essere ascoltata quando parla del nostro tempo, quando si fa coscienza e memoria. Non so quale sarà l’esito finale di questa avventura. E, a dire il vero, non è nemmeno questo il punto più importante. Il vero significato sta altrove».

In tal senso, lo scrittore e poeta afferma: «Questo significato sta nel fatto che, un libro nato tra le ferite della storia, abbia trovato una strada per entrare nel grande dialogo della poesia contemporanea. Tra la cenere e i mandorli. Tra la memoria del dolore e la promessa fragile, ma necessaria, della speranza».

E forse proprio lì, «in quella tensione, continua a vivere il compito più alto della poesia: vegliare sulle rovine e annunciare, anche quando tutto sembra perduto, la possibilità di una nuova primavera».

Riflessioni, queste, che restano ispirate ad un libro sensibilmente umano e poetico.

Tags: Cenere e mandorliMichele PetullàPremio Strega
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