Il Movimento 5 Stelle torna a sollevare il caso dei precari del Ministero della Cultura, chiedendo un intervento urgente per il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione definitiva di circa 300 lavoratori impiegati nel settore dei beni culturali.
La richiesta è contenuta in un emendamento al Decreto Pnrr, attualmente in discussione presso la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, con l’obiettivo di evitare che centinaia di professionisti restino senza lavoro dopo la scadenza dei contratti.
L’emendamento al Decreto Pnrr
A spiegare l’iniziativa sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle Riccardo Tucci, Anna Laura Orrico e Vittoria Baldino, insieme alle consigliere regionali calabresi Elisa Scutellà ed Elisabetta Barbuto.
Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti pentastellati, l’emendamento presentato punta a sanare una situazione che riguarda numerosi operatori del comparto culturale.
I parlamentari e le consigliere regionali sottolineano infatti che «abbiamo presentato un emendamento al Decreto Pnrr, attualmente all’esame della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, con cui chiediamo il rinnovo dei contratti e la stabilizzazione definitiva dei lavoratori precari del Ministero della Cultura».
Gli stessi esponenti del Movimento Cinque Stelle spiegano inoltre che la platea interessata è composta da circa 300 professionisti, tra vigilanti, archeologi, architetti ed esperti di beni culturali, rimasti senza copertura contrattuale.
Secondo quanto affermano nella nota, «si tratta di circa 300 professionisti rimasti colpevolmente esclusi, dal primo marzo scorso, dai provvedimenti adottati dal Governo nelle ultime settimane».
Musei e soprintendenze già in difficoltà
Il Movimento 5 Stelle evidenzia anche le prime conseguenze concrete della mancata proroga dei contratti.
Nella loro presa di posizione i rappresentanti spiegano che «gli effetti della mancata proroga contrattuale sono già evidenti: numerosi musei e soprintendenze sono stati costretti a ridurre o sospendere le attività quotidiane a causa della carenza di personale».
Tra gli esempi citati c’è il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove la carenza di personale avrebbe inciso direttamente sugli orari di apertura.
I parlamentari e le consigliere regionali spiegano infatti che la struttura «ha dovuto concentrare le tradizionali aperture settimanali a soli due giorni, nel fine settimana, passando da un organico di 15 a 6 dipendenti».
Una situazione che, secondo gli esponenti del Movimento, rappresenta «una grave battuta d’arresto per la città, che puntava proprio sul suo straordinario patrimonio culturale per rilanciarsi dal punto di vista turistico».
Le difficoltà, aggiungono, non riguarderebbero solo Vibo Valentia: «anche i musei di Locri, Stilo e Reggio stanno patendo gli stessi disservizi».
L’accusa al Governo: «La cultura trattata come settore marginale»
Nel loro intervento i rappresentanti del Movimento 5 Stelle puntano il dito contro le scelte dell’esecutivo.
Secondo quanto dichiarano, i lavoratori coinvolti sarebbero stati progressivamente esclusi da diversi provvedimenti normativi. Gli esponenti pentastellati affermano infatti che «questi lavoratori sono stati esclusi prima dalla Legge di Bilancio e poi dal decreto Milleproroghe».
Per i parlamentari e le consigliere regionali questa esclusione rappresenterebbe un segnale politico preciso. Nella nota sostengono infatti che «è un segnale chiaro di come questo Governo continui a considerare la cultura un settore marginale, quasi uno spreco».
Gli esponenti concludono mettendo a confronto le scelte di spesa pubblica, affermando che «questo atteggiamento contrasta con altre scelte di spesa pubblica, come il settore delle armi, per il quale invece le risorse sembrano non mancare mai».

























