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Home SOCIETÀ

“Ali di Vibonesità” al Valentianum: ponte tra generazioni per scoprire la storia della città

Studenti ed ex sindaci a confronto, con il contributo di intellettuali e artisti, per un commosso racconto corale

Di Redazione
31 Maggio 2025
In SOCIETÀ
“Ali di Vibonesità” al Valentianum: ponte tra generazioni per scoprire la storia della città

Da sinistra Michele Petullà, Enzo Romeo, monsignor Filippo Ramondino, Salvatore Berlingieri, Eleonora Cannatelli e Maria Celeste Paraguay

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«Un’antica voce collettiva, fatta di storia, arte, politica, passione civile, ha preso vita tra le mura del Valentianum. Ha registrato un bel successo l’iniziativa dell’associazione “Ali di Vibonesità”, promossa con il patrocinio del Comune e del gioielliere Salvatore Franzé, e vòlta a riunire generazioni diverse in un unico abbraccio narrativo: quello di una città che ha deciso di ascoltarsi, guardarsi negli occhi e ricordare per non perdersi. Per ritrovarsi».

Così esordisce un comunicato stampa dell’associazione storico-culturale “Ali di Vibonesità”.

Il saluto del sindaco e l’importanza delle associazioni

«Dietro le quinte – riprende la nota – un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: parlare della Vibo di ieri e guardare alla Vibo di oggi e domani. Ad aprire l’incontro è stato l’attuale sindaco della città, Enzo Romeo, che nell’augurare buon lavoro ha rimarcato l’importanza di momenti di confronto come questi, al fine di proporre idee e costruire processi sociali che possano favorire il bene della città ed il suo armonioso sviluppo.

Ad avviare gli interventi, Eleonora Cannatelli (presidente del Rotary Hipponion), la quale si è soffermata sull’importanza e ruolo delle associazioni come cuore pulsante della città, tracciando un ponte tra la scuola e il territorio, tra il volontariato e la politica, tra l’individuo e la comunità. La professoressa Cannatelli ha orientato il discorso sul piano dell’azione quotidiana, concreta, della partecipazione sociale, rimarcando come le associazioni siano luoghi dove si forma il senso civico, dove si impara a pensare l’altro, dove si scopre che il bene comune è qualcosa che si costruisce insieme. Ha quindi lanciato un appello ai giovani affinché diventino protagonisti della cittadinanza attiva, non per retorica ma per scelta, in quanto non siamo solo eredi, ma anche architetti del nostro futuro».

La lezione storica di monsignor Ramondino

Prosegue la nota stampa: «Poi l’intervento di monsignor Filippo Ramondino, celebre scrittore della Calabria di ieri e di oggi, profondo studioso di Vibo Valentia nella sua storia, che non ha tradito le attese: una lezione civile, la sua, che ha dato profondità storica all’incontro. Figura autorevole e sensibile, il suo contributo ha saputo trasformare la storia locale in una bussola morale».

«La storia di Vibo è fatta di passaggi complessi, di identità molteplici, di slanci e cadute. Ma è una storia che va capita per essere continuata», ha affermato il monsignore, insistendo sul dovere della memoria come fondamento di ogni scelta consapevole e sulla necessità per i giovani di riappropriarsi del passato non come zavorra ma come spinta. «Il suo sguardo, mai nostalgico ma profondamente etico – secondo il testo del comunicato – ha restituito dignità a quel tempo che si tende a rimuovere, e che invece contiene i codici per leggere l’oggi e per immaginare un domani comune».

Carlo Diano e le radici culturali

«Di taglio diverso e di particolare interesse – continua l’associazione – l’intervento del giornalista, scrittore e poeta Michele Petullà, che ha posto l’attenzione sulle radici culturali della città ed in particolare su quelle rappresentate dalla colta figura di Carlo Diano, “l’anello di congiunzione ideale tra le radici greche della città e la sua più alta espressione filosofica, da una parte, e la nostra contemporaneità, dall’altra” secondo Petullà. Parlando della sua poetica, intesa come chiave della polis, il relatore ha così riportato al centro la figura dimenticata, ma potentemente simbolica di Carlo Diano: filosofo, filologo e “poeta sempre”, come già scritto da Pietro Citati a proposito dell’intellettuale vibonese, suo grande amico».

«Diano non è solo un intellettuale vibonese – ha spiegato Petullà – ma una sintesi vivente della tensione tra il pensiero e l’azione, tra mito e logos, tra la Grecia e l’Italia del Novecento». Diano fu «uomo di libri e di battaglie, di estetica e di impegno civile – riprende il testo della comunicazione – La sua opera, letta oggi, invita a pensare alla città come forma d’arte e come spazio etico. Riscoprirlo, per Petullà, significa riscoprire noi stessi. Il suo appello è stato chiaro: la cultura non è ornamento, ma architrave. E, per i giovani, leggere Diano può voler dire imparare a difendere la bellezza e la complessità del pensiero in tempi sempre più affrettati».

I giovani in dialogo con gli ex sindaci

Si legge quindi che «l’attenzione in sala è salita ancor di più quando i giovani sono diventati protagonisti di un intenso dialogo con gli ex sindaci di Vibo Valentia, rappresentanti della voce della politica vissuta, abilmente introdotti da Salvatore Berlingieri, giornalista attento e narratore dell’identità cittadina, che ha brillantemente moderato l’incontro e gli interventi.

Sul palco si sono alternati Lorenzo De Sossi, Michele Montagnese, Giuseppe Ceravolo, Leonardo Brasca, Mario Iozzo, Franco Sammarco, Nicola D’Agostino e Maria Limardo, protagonisti del passato amministrativo, ognuno portando la propria esperienza e la propria visione. Dalla gestione del territorio alla cultura, dall’emergenza sociale alla ricerca di un’identità urbana, le loro parole non sono state esercizi di memoria, ma testimonianze vive, capaci di far intravedere quanto la politica locale possa essere scuola di umanità, perché essere sindaco non è governare una macchina burocratica, ma tenere insieme speranze, bisogni e conflitti. Il confronto con i giovani non è stato formale. Domande dirette, sincere, a volte spiazzanti».

La voce degli studenti e l’arte di Gerardo Sacco

«Tra le emozioni della giornata – veniamo informati – anche il breve ma incisivo intervento della studentessa Maria Celeste Paraguay, che ha parlato con sincerità del rapporto, spesso contraddittorio, tra giovani e politica. La ragazza ha denunciato che gli studenti si sentono chiamati solo quando c’è da votare, consapevole però che la politica dovrebbe cominciare nelle aule, nei corridoi, nei loro pensieri».

A dare particolare lustro all’evento, la presenza speciale dello storico orafo di Crotone, Gerardo Sacco, «interprete dell’arte come identità, icona dell’artigianato calabrese nel mondo, dimostrazione che anche il successo internazionale può restare ancorato ad una forte identità»: «Ogni mia creazione – ha spiegato – nasce da una radice, da un simbolo, da una storia. La Calabria è la mia musa».

Da sinistra Salvatore Franzé, Gerardo Sacco e Peppe Sarlo

Gerardo Sacco ha poi, insieme con Salvatore Franzé, consegnato al presidente di “Ali di Vibonesità“ Peppe Sarlo una sua opera, «un pezzo unico e straordinario, per la sua instancabile e appassionata dedizione nel custodire e valorizzare le profonde radici della sua amata terra di Calabria».

Un’estetica del ricordo

«Tutta la manifestazione – è detto proseguendo nel comunicato stampa – è stata attraversata da un’estetica curata e coerente, dove l’arte ed il suono si sono manifestati come cornice della parola e del suo senso: le porte metaforiche dipinte dall’artista Antonio Fortebraccio, simbolo di passaggi e soglie interiori; le fotografie d’epoca, una sorta di estetica del ricordo, selezionate da Piero Monterosso e Nazzareno Congestrì, capaci di restituire volti, piazze, gesti della Vibo che fu; le musiche del maestro Pino Puzzello, dolci e potenti, come un’eco di ciò che resta e rinasce.

A concludere i lavori, l’intervento del presidente di “Ali di Vibonesità”, Peppe Sarlo, che ha tirato le fila di una giornata intensa, restituendo al pubblico il senso profondo dell’iniziativa. Infine, la consegna delle targhe commemorative agli ex sindaci e agli ospiti, in segno di gratitudine e riconoscimento per il servizio e l’impegno profusi verso la città. Un gesto simbolico ma potente, che ha suggellato un patto intergenerazionale fatto di rispetto, fiducia e desiderio di costruzione condivisa.

Con questo importante evento – termina la nota – “Ali di Vibonesità” non ha celebrato un passato da museo, ma ha inaugurato una stagione nuova: quella in cui ricordare diventa un gesto di costruzione, e dove ogni giovane può scegliere se essere spettatore o autore. La sfida ora è raccogliere quel testimone che i sindaci, gli intellettuali, gli artisti, gli educatori hanno consegnato con rispetto e fiducia. Perché, come ha scritto un ragazzo su un biglietto lasciato all’uscita, “se la memoria è un’ala, l’altra siamo noi: pronti a volare”».

Tags: Gerardo SaccoGiovaniValentianumVibo Valentia
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