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Home TERRITORIO

Rifacimento lungomare di Pizzo. Il progetto non convince i cittadini: lanciata una petizione

Si chiede una verifica ufficiale sull’intervento della cosiddetta “messa in sicurezza del lungomare” nel tratto La Marina – Seggiola

Di P. S.
4 Gennaio 2026
In TERRITORIO
Rifacimento lungomare di Pizzo. Il progetto non convince i cittadini: lanciata una petizione
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Nell’ambito della messa in sicurezza del lungomare di Pizzo, un gruppo di cittadini ha avviato una petizione on line e con un obiettivo ben preciso; ovvero, verificare l’effettiva coerenza paesaggistica tra il progetto approvato e l’opera realizzata, precisamente nel tratto che è denominato “La Marina – Seggiola”. Nello specifico, gli enti a cui è indirizzata la raccolta firme, sono la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la Provincia di Vibo Valentia.

Differenze tra il progetto e lo stato attuale dei luoghi

I cittadini promotori, in particolare, scrivono in premessa: «Noi cittadini di Pizzo chiediamo una verifica ufficiale sull’intervento della cosiddetta “messa in sicurezza del lungomare” nel tratto La Marina – Seggiola. Dal confronto tra il progetto approvato (tavole e immagini “post operam”) e lo stato attuale dei luoghi, documentato da fotografie e riprese aeree, – spiegano gli ideatori della petizione – emergono differenze evidenti e oggettive: ciò che nel progetto appariva come un intervento leggero di riposizionamento della scogliera, si presenta oggi come una barriera continua di grandi blocchi in calcestruzzo; l’impatto visivo reale è molto superiore a quello mostrato nelle immagini progettuali; il rapporto tra mare, passeggiata e costa risulta profondamente alterato; il fronte mare appare trasformato in modo permanente e infrastrutturale, diverso da quanto comunicato e valutato in fase autorizzativa».

Le verifiche richieste ed inserite nella petizione

«Non chiediamo di mettere in discussione la sicurezza, – scrivono e precisano i promotori – ma di garantire trasparenza, correttezza e tutela del paesaggio, bene pubblico ed identitario della nostra città. Per questo chiediamo alla Soprintendenza di verificare: se l’opera realizzata corrisponda effettivamente a quanto autorizzato; se la valutazione paesaggistica sia stata basata su rappresentazioni fedeli dell’esito finale dell’intervento». Alla presente raccolta firme, tra l’altro, è stato integrato un dossier fotografico comparativo.

Immagini che non devono attenuare l’impatto reale

«Quando guardiamo un progetto, – si legge nella petizione – soprattutto uno che riguarda il paesaggio, non dovremmo chiederci solo “a cosa serve?”, ma anche come apparirà davvero? Perché tra un disegno e la realtà, c’è di mezzo qualcosa di fondamentale: la percezione. Nei rendering di progetto, la scogliera sembrava un elemento discreto, quasi naturale, un semplice adeguamento della costa. Nella realtà, invece, vediamo una massa continua di blocchi in calcestruzzo, alta, rigida e dominante. Tecnica, certo, ma anchemolto diversa da come ce l’avevano raccontata. E qui arriva il punto più importante, non solo tecnico, ma civile. Le autorizzazioni paesaggistiche non si basano solo su calcoli strutturali, ma su delle immagini, simulazioni, rappresentazioni dell’esito finale. Se quelle immagini attenuano l’impatto reale, la valutazione rischia di essere incompleta. Non per forza in mala fede, ma per una narrazione parziale del futuro».

Il paesaggio non come dettaglio estetico, ma come bene da valutare

Il gruppo di cittadini mette poi in evidenza un altro aspetto e dà voce alla seguente riflessione; «Dal 2022 – affermano – il paesaggio è esplicitamente tutelato dalla Costituzione Italiana, che lo indica come valore primario e preferenziale, insieme all’ambiente e agli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni (art. 9). Questo significa- aggiungono – una cosa molto semplice: il paesaggio non è più un dettaglio estetico da compensare, ma è un bene fondamentale da valutare prima, non dopo. Ed è proprio per questo che intervenire ora ha senso. Non per negare l’utilità dell’opera, ma per ricondurla a coerenza con quanto è stato rappresentato, valutato e autorizzato».

 Il paesaggio è ciò che un’opera deve imparare a non togliere

In un’ottica diprevenzione paesaggistica, i promotori dichiarano infine: «Quando un cantiere è ancora in corso, correggere le discrepanze è possibile. Farlo dopo, quando tutto è concluso, diventa molto più difficile, se non impossibile. La sicurezza è indispensabile, ma anche il paesaggio lo è: perché non è un lusso, è un patrimonio collettivo fatto di memoria, identità e relazione tra l’uomo e i luoghi. La lezione, allora, vale ovunque: un progetto va giudicato non per come appare sulla carta, ma per come cambierà davvero il mondo reale. Il paesaggio non è ciò che resta dopo un’opera, ma ciò che un’opera deve imparare a non togliere». Nel frattempo, in meno di due giorni, la petizione ha già superato le prime 100 firme. Per firmare basta collegarsi al link: https://c.org/LqnMFRRYd6

Tags: LungomarePizzo
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