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Home SOCIETÀ

Ponte sullo Stretto, Gratteri lancia l’allarme: «Rischio concreto di infiltrazioni»

«Il problema è che non abbiamo gli strumenti per prevenire e per intervenire, come sarebbe necessario, ha detto il procuratore di Napoli

Di Redazione
16 Giugno 2026
In SOCIETÀ
Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, e il rendere del Ponte sullo Stretto
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Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, interviene sul dibattito relativo al Ponte sullo Stretto di Messina e sull’inchiesta che coinvolge il progetto, lanciando un allarme sulla capacità dello Stato di prevenire e contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nei grandi appalti pubblici.

In un’intervista rilasciata a La Stampa e riportata dalla Gazzetta del Sud, Gratteri ha sottolineato come il nodo centrale non sia la realizzazione dell’opera in sé, ma gli strumenti a disposizione della magistratura e delle forze investigative.

«Questa è una resa dello Stato»

Secondo il procuratore, il rischio di infiltrazioni mafiose nei grandi cantieri non dovrebbe rappresentare un motivo per rinunciare alle opere strategiche, ma richiederebbe strumenti di controllo più efficaci.

«Il dilemma non è fare o non fare il Ponte perché c’è il rischio di infiltrazioni mafiose. Il problema è che non abbiamo gli strumenti per prevenire e per intervenire, come sarebbe necessario, per contrastare l’infiltrazione mafiosa in questo come in altri casi. Questa è una resa», ha dichiarato Gratteri.

Le critiche alla riforma della Corte dei Conti

Nel corso dell’intervista, il procuratore ha rivolto particolare attenzione alle recenti modifiche che riguardano la Corte dei Conti, evidenziando possibili criticità sul piano dei controlli istituzionali.

«L’aspetto che traspare, e di cui mi pare si stia parlando molto poco, è collegato alla riforma della Corte dei Conti», ha affermato Gratteri, sostenendo che la nuova normativa potrebbe incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Secondo il magistrato, il rischio è quello di una progressiva riduzione dell’autonomia della magistratura contabile rispetto all’indirizzo politico.

«La criminalità organizzata usa strumenti sofisticati»

Gratteri ha poi evidenziato come le moderne organizzazioni criminali operino attraverso modalità sempre più complesse e difficili da individuare.

«La criminalità organizzata usa strumenti sofisticati, senza minacce esplicite, e spesso si comincia con un reato che di mafioso all’inizio non ha nulla e che solo indagando si comprende chi c’è dietro e i collegamenti», ha spiegato.

Il procuratore ha inoltre espresso preoccupazione per alcune recenti modifiche legislative che, a suo giudizio, renderebbero più difficile l’attività investigativa, citando le limitazioni alle intercettazioni, le norme sul sequestro dei telefoni cellulari e l’abolizione del reato di abuso d’ufficio.

L’allarme sui controlli

Nella parte conclusiva dell’intervista, Gratteri ha ribadito la necessità di mantenere efficaci strumenti di vigilanza e controllo sulle attività pubbliche e sugli appalti.

«Spero di sbagliare, ma a me pare ci sia un disegno globale per eliminare qualunque forma di controllo, rendere tutto più permeabile, con la finalità di rendere la giustizia una strana rete da pesca, incastrare i piccoli pesci e perdere i grandi pesci», ha concluso il procuratore di Napoli.

Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono gli approfondimenti investigativi legati al progetto del Ponte sullo Stretto e alimentano il confronto sul tema della legalità e della trasparenza nelle grandi opere pubbliche.

Tags: Nicola GratteriPonte sullo Stretto
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