Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma di Rebecca Fusca, studentessa universitaria.
Due ragazze umbre partono da Perugia per raggiungere una collega di studi in provincia di Vibo Valentia. Un viaggio lungo, scelto con consapevolezza e passione: un treno per scoprire il Sud, vivere la Calabria fuori stagione, godere di luoghi iconici lontani dalla calca estiva. Il giorno dopo decidono di visitare Tropea, perla tirrenica tra le più note d’Italia. Prendono un treno al mattino presto, felici di esplorare una delle mete turistiche più affascinanti del Paese.
Ma la sorpresa è dietro l’angolo. Oggi, 17 maggio 2025, l’unico treno disponibile per tornare da Tropea è alle 14:30. Nessuna corsa serale, nessuna flessibilità. Le viaggiatrici sono costrette a rinunciare a una giornata piena, a scegliere tra visitare o rientrare. Una beffa che rivela un nodo critico per il futuro del turismo in Calabria: la mancanza di collegamenti ferroviari penalizza la regione proprio nei periodi in cui dovrebbe rilanciarsi.
Il tema della destagionalizzazione del turismo è centrale per molte regioni del Sud, e la Calabria non fa eccezione. L’obiettivo è chiaro: distribuire il flusso turistico durante tutto l’anno, sostenere l’economia locale oltre i canonici mesi estivi, valorizzare un territorio che ha bellezze da offrire in ogni stagione. Ma come si può parlare di destagionalizzazione se, in primavera, una località come Tropea è praticamente isolata dopo le 14:30?

Il problema non è solo simbolico. La carenza di treni implica una maggiore dipendenza dalle auto: un mezzo meno sostenibile, meno economico e spesso inadatto per chi arriva da lontano o vuole muoversi con leggerezza. I collegamenti pubblici non sono un lusso, ma un’infrastruttura indispensabile per una regione che vuole crescere, accogliere, attrarre nuovi flussi turistici e far vivere esperienze autentiche anche lontano dall’estate.
La Calabria ha una chance unica: diventare una meta alternativa, vivibile, autentica anche fuori stagione. Ma senza una rete ferroviaria capillare, efficiente e coerente con le esigenze dei viaggiatori moderni, il rischio è di rimanere ai margini. Le due ragazze in visita lo hanno capito in poche ore. E, con loro, tanti altri turisti che vorrebbero vivere la regione con tempi lenti e mezzi sostenibili, ma si scontrano con un sistema che ancora oggi, nel 2025, non è all’altezza delle sue potenzialità.
Se vogliamo davvero valorizzare il Sud, dobbiamo partire dalle basi: un treno che collega, che accoglie, che non costringe a tornare prima del tempo.
























