La XXV Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, promossa dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, rappresenta uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico italiano come espressione di cultura, salute e innovazione. In questo quadro si inserisce l’evento conclusivo promosso dalla Società Dante Alighieri Tropea, che sceglie di promuovere la tradizione calabrese attraverso uno dei simboli più autentici della cucina: i fileja.
La masterclass: sapere, manualità e memoria
L’evento si svolgerà il 21 gennaio alle ore 17 presso l’Istituto Alberghiero di Tropea, i cui studenti del corso serale saranno i protagonisti indiscussi, grazie alla disponibilità e al sostegno del dirigente scolastico Nicolantonio Cutuli, da sempre attento al valore formativo e sociale di iniziative di questo tipo. L’incontro sarà articolato in due momenti: una breve masterclass teorica, affidata all’esperta di enogastronomia Anna Aloi, e un laboratorio pratico in cui gli studenti si cimenteranno direttamente nella creazione e nella filatura della pasta, insegnando al pubblico le migliori tecniche di realizzazione e riuscita, in un viaggio tra passato e presente.
La cucina calabrese tra cultura, salute e innovazione: i fileja come patrimonio identitario
L’iniziativa, dal titolo “La cucina italiana tra Cultura, Salute e Innovazione – Masterclass ‘I fileja’, Patrimonio Italiano. Tecniche, Tradizione e Cultura”, si propone come un viaggio nella cultura antropologica e materiale che accompagna la storia delle comunità nel loro rapporto con il cibo. Un percorso che intreccia saperi antichi, manualità, lingua e memoria collettiva, valorizzando la tradizione alimentare come elemento fondante dell’identità.
«Credo profondamente che educare al cibo significhi educare alla cultura, al rispetto delle radici e alla bellezza del fare insieme», le parole della presidente della Dante di Tropea, Titti Rando.
Insieme cultura cucinaria arcaica, territorio e nuove generazioni
Elemento distintivo dell’esperienza sarà l’utilizzo di farine macinate a pietra, ottenute dal grano antico Rosia e dalla semola di Senatore Cappelli, coltivati nei Campi degli Scrisi, tra Maierato e Pizzo, luoghi simbolici dove si celebrano ancora i riti della semina e della trebbiatura.
La filatura avverrà con lo stelo di sparto, la tradizionale gutamara, strumento semplice e carico di significati legati al mondo contadino. La degustazione finale, condita con sughi della tradizione o ’nduja, e accompagnata da cipolla rossa di Tropea, pecorino e ricotte del Poro, completerà un’esperienza che unisce gusto, cultura e consapevolezza. Tra gli ospiti anche lo chef Francesco Messina, in arte T’appatumi, ex studente del corso serale, oggi riconosciuto divulgatore dell’enogastronomia calabrese nel mondo digitale. Un incontro che celebra il cibo come linguaggio identitario e strumento di dialogo, capace di unire generazioni, territori e saperi nel segno della convivialità e della cultura italiana.





















