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Home FUORI DAL CORO

Vibo Valentia città unica: cooperare sì, fondersi decisamente no

Di Giusy Staropoli Calafati
12 Febbraio 2025
In FUORI DAL CORO
Centro storico di Vibo Valentia

Veduta del centro storico di Vibo Valentia

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Era il 1861 quando con il sangue dei meridionali fu proclamata l’Italia Unita. Peccato che, fatta l’Italia non si riuscì mai a fare gli italiani. Nel 2025 Vibo unica potrebbe pure farsi, ma briaticesi, pizzitani, miletesi…, vibonesi non diventeranno mai, è questione di identità: un complesso di dati personali caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione e garantiscono l’autenticità.

Ritorna a far parlare di sé, la proposta di una fantomatica “Vibo città unica”. Una liturgia gettata sul mercato delle proposte, che prende il titolo di Progetto Valentia. Perché interessarsi del caso? Potremmo benissimo non farlo. Ma viene naturale chiedersi cosa passa nella testa di alcuni, quando vengon fuori pretese così assurde, e soprattutto che sono di pochi e che questi pochi vorrebbero far divenire volontà di molti.

Si tratta della fusione di circa quattordici comuni, tra terra e mare, come fosse un antipasto misto della casa. Un assaggino di tutto. Briatico, Cessaniti, Filandari, Filogaso, Francica, Jonadi, Maierato, Mileto, Pizzo, San Costantino, San Gregorio, Sant’Onofrio, Stefanaconi e il capoluogo Vibo Valentia. Ora Vibo – e Dio la benedica – non è certo un comune super virtuoso. Ha, come è noto, i suoi problemi, non considerando i mille carnevaletti pirandelliani di cui diventa protagonista. Cosa potrebbe dare di più, di ciò che non ha, ai paesi che si vorrebbe prendere in carico?

Se solo la città di Ammirà ritornasse davvero ai vecchi fasti della bella Monteleone! Quanto costerebbe? Costerebbe troppo? Qualcheduno cita ‘paterni’ politici regionali pronti a sostenere questa disfatta. Ma anche a costo delle schede elettorali dei cittadini, lo farebbero? Il dubbio è amletico. Una volta, le famiglie con tanti figli, per farli crescere tutti bene e meglio, alcuni li davano alle famiglie che di figli non ne avevano neppure uno. E venivano su tutti bene: medici, avvocati, ognuno con una posizione di tutto rispetto. Al contrario, avrebbero fatto in molti la fame.

Così accadrebbe in questa Vibo unica. Se Vibo Valentia, sola così com’è, non decolla, nonostante il pregio di una Vibo Marina bellissima — che tanto è lasciata sola dalla città madre, al punto che vorrebbe ella stessa potersi staccare ricostituendosi Porto Santa Venere — come pensa di poter gestire una nidiata di paesi, ognuno diverso dall’altro?

Cooperare è ciò che serve, non fondersi. Quando fusero l’oro della Madonna, in uno di questi paesi, si persero le pecore e pure la lana. L’oro non ritornò mai più, e dei soldi ricavati non si vide neppure l’ombra. Si pensi a quanto i nostri paesi — Vibo in primis — soffrano di povertà culturale. Vibo, – ei fu – Capitale italiana del libro, chiude il suo Sistema bibliotecario, non apre il suo teatro, le sue scuole soffrono, le sue strade sono deserte, la microcriminalità in aumento, e la vita sociale è quasi pari a un deserto africano vero e proprio; ha le marinate in stato di abbandono, le zone industriali nello squallore totale.

Aumentarle certe responsabilità, a cosa le gioverebbe? Forse a un’isteria da Tso. Basta chiacchiere e tabaccheri i lignu, che certe idee neppure al banco di Napoli le impegnano più. «Ma guardi signora è facilissimo, le insegno io ad esser pazza», diceva Pirandello, «basta gridare la verità in faccia a tutti, loro non ci crederanno e ti prenderanno per pazza».

Io l’ho detta.

Tags: Fuori dal CoroVibo Valentia
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